Quando la mente mente

Il modello cognitivo nasce verso gli anni ’60, vari autori hanno contribuito a costruirne le basi, tra cui Beck, che si rese conto che le persone reagiscono a dei pensieri inespressi e poco consapevoli innescando delle emozioni specifiche. Questi pensieri sono chiamati pensieri automatici: si attivano in modo autonomo e sono difficili da eliminare, perché

Quando la mente mente

Il modello cognitivo nasce verso gli anni ’60, vari autori hanno contribuito a costruirne le basi, tra cui Beck, che si rese conto che le persone reagiscono a dei pensieri inespressi e poco consapevoli innescando delle emozioni specifiche.

Questi pensieri sono chiamati pensieri automatici: si attivano in modo autonomo e sono difficili da eliminare, perché presentano contenuti che le persone credono essere veri.

L’aspetto più interessante è che sono in grado di attivare velocemente delle risposte emotive, diventando con il passare del tempo e il ripetersi di esperienze simili, strategie automatiche e inconsapevoli. Il risultato è che questi pensieri influenzano l’interpretazione della realtà, facendola diventare proprio come la temiamo e portandoci a dubitare delle nostre capacità, orientando il nostro funzionamento.
Per questo motivo è importante imparare a prendere distanza dai propri pensieri e riflettere sul fatto che spesso non dubitiamo della loro veridicità, considerandoli dati di realtà.

Quando un problema si ripete nel tempo, portando con sé emozioni negative, occorre quindi riflettere sui pensieri, osservarli e considerarli come ipotesi, per poi ricercare prove di realtà che li confermino o meno.
Ciò che accade in modo automatico non permette di avere modi diversi di comportarsi, ma è proprio l’atteggiamento che abbiamo verso i nostri pensieri a determinarne l’influenza: più riconosciamo alcuni nostri meccanismi e più evitiamo di essere travolti da ciò che pensiamo, trovando così risposte meno automatiche e più consapevoli.

Le persone si orientano nel mondo in base alla mappa che si sono costruite, che permette di attribuire significato all’esperienza, ma la mappa può non descrivere in modo reale il territorio.
Questo dovrebbe portare la persona a capire qual è la modalità che mette in atto per mantenere il problema, individuando i pensieri automatici per poi cercare di destrutturarli, trovando pensieri alternativi che dovrebbero corrispondere a un nuovo comportamento adulto, realistico ed adattivo.
Per individuarli può essere utile fare un elenco di tutti i pensieri alternativi, fissando quello che sollecita maggior benessere.

A questo proposito ci sono alcune domande che è utile farsi:

  • Che cosa è evidente?
  • La realtà sostiene quello che penso?
  • Che punti di vista alternativi ci sono?
  • Ce ne sono di più corretti?
  • Qual è l’effetto del mio modo di pensare? In che modo influenza le mie emozioni?
  • Quali errori di pensiero sto facendo?

Una volta affrontati questi passaggi, dovrebbe essersi verificata una diminuzione delle emozioni negative; per mantenere stabile il risultato ci si può successivamente soffermare sull’origine dei problemi, che va ricercata in esperienze significative del passato.
La maggior parte di queste esperienze avvengono durante l’infanzia, periodo in cui si è più vulnerabili agli stimoli ambientali e vengono poi rinforzate da eventi di vita simili, che rappresentano una “profezia che si autoavvera”.

Si genera così un circolo vizioso, che può essere interrotto solo riconoscendo i contesti in cui la convinzione di base si attiva, analizzando le sensazioni e le emozioni che produce.
L’obiettivo del lavoro con la terapia cognitiva è sviluppare la capacità di osservare i propri pensieri, le emozioni e i comportamenti associati per raggiungere una buona consapevolezza e mettere in campo delle risorse nuove.

E’ possibile prenotare un appuntamento con la dott.ssa Chiara Zani Psicologa e Psicoterapeuta V. M. Coffetti, 21 – Duomo di Rovato (BS) telefonando al 333 70 85 249 o scrivendo una email: info@chiarazani.it