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	<title>Chiara Zani</title>
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	<description>psicologa Rovato</description>
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		<title>Come migliorare l&#8217;autostima</title>
		<link>https://chiarazani.it/come-migliorare-l-autostima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2020 16:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autostima e crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’autostima si sviluppa nelle prime relazioni con le persone che si prendono cura di noi. Per migliorare l’autostima uno dei primi obiettivi è quello di ridimensionare le aspettative verso di sé e riconoscere i propri punti di forza e i propri limiti. Inoltre è importante continuare a sperimentarsi in situazioni nuove.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Migliorare l&#8217;autostima</strong> ridimensionare le aspettative verso di sé</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Che cos&#8217;è l&#8217;autostima?</h2>
<p>L&#8217;<strong>autostima</strong> è l&#8217;insieme delle valutazioni che la persona dà di sé.<br />
Contribuiscono alla costruzione dell&#8217;autostima le relazioni con gli altri, come gli altri ci percepiscono e che opinioni esprimono su di noi.<br />
Un altro fattore che porta alla costruzione della propria autostima è il confronto.<br />
Il confronto che le persone fanno con gli altri ed il confronto con il proprio ideale.<br />
Il sé ideale rappresenta ciò che la persona vorrebbe essere, che può essere uno stimolo al miglioramento, ma può essere anche fonte di sofferenza.<br />
Se tra il sé ideale, ciò che la persona vorrebbe essere ed il sé reale, ciò che la persona è, c&#8217;è una discrepanza forte, questo può generare insoddisfazione e malessere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Da dove nasce l&#8217;autostima?</h2>
<p><strong>L&#8217;autostima si sviluppa nelle prime relazioni</strong> con le persone che si prendono cura di noi.<br />
Se un bambino sente di essere accettato ed amato così com&#8217;è e non per quello che fa, questo <a href="https://chiarazani.it/impegnati-anche-se-forse-non-vincerai/"><strong>aumenterà fortemente la fiducia in sé</strong></a>.<br />
Accettare non significa permettere al bambino di fare qualsiasi cosa, ma imparare ad accoglierlo anche se non risponde esattamente alle proprie aspettative (ad es. rispetto al rendimento scolastico o alla buona riuscita nei vari ambiti della vita).<br />
Uno dei rischi presenti nello stile educativo attuale, infatti, è essere <a href="https://chiarazani.it/lautostima-degli-adolescenti/">eccessivamente richiedenti verso i propri figli</a>, chiedendo loro più o meno esplicitamente di essere perfetti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Come si può migliorare l&#8217;autostima?</h2>
<p>Dato che spesso la scarsa autostima deriva da un ideale di sé molto elevato, uno dei primi obiettivi è <strong>ridimensionare le aspettative verso di sé</strong>.<br />
Rendere l&#8217;immagine di sé ideale più vicina alle proprie possibilità e competenze, per poter migliorare alcune caratteristiche della propria persona, senza però essere costantemente frustrati.</p>
<p>Per la buona riuscita di questo processo è essenziale riconoscere i propri punti di forza, ma anche i propri limiti.<br />
A questo proposito è scorretta l&#8217;idea che chi ha una buona autostima si sente invincibile o sempre capace.<br />
Tra le strategie principali per accrescere la propria autostima (Maria Beatrice Toro, 2010) vi sono:</p>
<ul>
<li>Modificare le proprie aspettative: formulare aspettative maggiormente compatibili con la realtà e le proprie caratteristiche personali</li>
<li>Migliorare il proprio dialogo interno: dare messaggi positivi alla propria mente, rispetto alla valutazione di sé</li>
<li>Modificare il modo di spiegare i propri insuccessi: riconoscere quelli che non dipendono da sé, ma da situazioni avverse, non sempre controllabili</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2>L&#8217;autostima e l&#8217;importanza di sperimentarsi</h2>
<p>Oltre alle strategie indicate, uno degli aspetti che permette alla persona di accrescere la propria autostima è l&#8217;esperienza.<br />
Più situazioni la persona ha affrontato, più avrà affinato le proprie capacità e competenze.<br />
Continuando a sperimentarsi in situazioni nuove, aumenta la fiducia nelle proprie capacità di affrontarle. Questo si riferisce al concetto di &#8220;autoefficacia&#8221; espresso da Bandura (2000), che influenza fortemente l&#8217;autostima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Come la psicoterapia può migliorare l&#8217;autostima?</h2>
<p>Un <a href="https://chiarazani.it/">percorso di psicoterapia</a> permette di entrare in contatto con risorse e limiti, per arrivare ad una conoscenza di sé più globale ed obiettiva.<br />
Questo permette di ridimensionare il rapporto con se stessi, con le aspettative verso di sé e verso gli altri e di conseguenza <strong>migliora la propria autostima</strong>.<br />
Un altro fattore in grado di modificare la percezione di sé, talvolta distorta e carica di pensieri negativi, è la relazione terapeutica. In particolare il clima di ascolto, empatia e non giudizio che caratterizza la psicoterapia.</p>
<h2>Studio di Psicoterapia a Rovato BS</h2>
<p>Per richiedere maggiori informazioni contatta Chiara Zani Psicologa Psicoterapeuta &#8211; V. M, Via Maria Coffetti, 21, 25038 Rovato BS &#8211; Telefono <span class="roma-contacts-item-value"><a href="tel:+393337085249">333 70 85 249</a> &#8211; mail </span><span class="roma-contacts-item-value"><a href="mailto:info@chiarazani.it">info@chiarazani.it</a></span></p>
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		<title>Cosa sono gli attacchi di panico?</title>
		<link>https://chiarazani.it/cosa-sono-gli-attacchi-di-panico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 10:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[ansiolitici]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una situazione che crea paura e tensione, il battito cardiaco accelerato, il ritmo respiratorio e la sudorazione che aumentano, l&#8217;impressione di perdere i sensi. I pensieri che si fanno minacciosi, come a dire che sta accadendo qualcosa che non si riesce a gestire (&#8220;Non respiro&#8221;, &#8220;E se mi sento male?&#8221;, &#8220;Mi sta venendo un infarto?&#8221;). [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una situazione che crea paura e tensione, il battito cardiaco accelerato, il ritmo respiratorio e la sudorazione che aumentano, l&#8217;impressione di perdere i sensi.<br />
I pensieri che si fanno minacciosi, come a dire che sta accadendo qualcosa che non si riesce a gestire (&#8220;Non respiro&#8221;, &#8220;E se mi sento male?&#8221;, &#8220;Mi sta venendo un infarto?&#8221;).<br />
La preoccupazione aumenta, le sensazioni corporee si fanno sempre più forti, fino a portare all&#8217;attacco di panico.</p>
<p>Secondo il modello del Circolo vizioso del panico (Clark, 1986 – Modificato da Wells, 1997) alla base c&#8217;è uno <strong>stimolo</strong> scatenante esterno o interno che viene <strong>percepito come minaccioso </strong>e che attiva le sensazioni somatiche del panico.<br />
Seguono poi una serie di pensieri che alimentano le sensazioni corporee, dando vita a una circolo che sembra non riuscire ad interrompersi.<br />
La persona ha la sensazione che le cose attorno a lei le sfuggano e tenta in ogni modo di controllarle.<br />
L&#8217;aspetto paradossale è che più una persona cerca di controllare le situazioni che la spaventano, più rimarrà in ascolto di alcuni parametri fisiologici (battito cardiaco, ritmo del respiro..).<br />
E proprio il controllo dei parametri farà in modo che questi si altereranno, perché se ne altera la loro spontaneità.<br />
In questi casi si parla di persone che &#8220;cadono nella trappola del controllo che fa perdere il controllo&#8221; (Nardone).</p>
<p>Ci sono inoltre due copioni comportamentali che solitamente vengono adottati da chi soffre di attacchi di panico:<br />
-l&#8217;<strong>evitamento</strong> di alcune situazioni<br />
-la <strong>richiesta di protezione</strong><br />
La persona tende a evitare le situazioni che vive come disturbanti, ma così facendo cresce la convinzione che siano impossibili da affrontare, fino a farle diventare ancor più minacciose.<br />
La richiesta di protezione riguarda, invece, il bisogno di garantirsi la vicinanza di qualcuno, che conosca il malessere della persona e possa intervenire per sedarlo.<br />
Questo con il tempo porta la persona che soffre di attacchi di panico a strutturare relazioni di dipendenza, basate sulla richiesta di aiuto, piuttosto che su una dinamica di scambio reciproco e parità.<br />
Entrambi i comportamenti, quindi, fanno sì che la persona abbia sempre meno fiducia in sé e nella possibilità di farcela da sola.</p>
<p>Inoltre, spesso le persone che hanno attacchi di panico se ne vergognano, perché temono che questo malessere li faccia percepire agli altri come deboli.<br />
Si innescano così ulteriori pensieri e valutazioni su di sé che rinforzano la <strong>sensazione di inadeguatezza</strong>.<br />
E&#8217; come se si innescassero una serie di meccanismi che la persona vorrebbe solo mettere a tacere.<br />
Molto spesso a dare l&#8217;illusione di bloccare le reazioni di paura sono i farmaci. Alcuni possono aiutare a ridurre il malessere percepito, ma i farmaci, non associati a una psicoterapia, sono efficaci solo inizialmente.<br />
Ancora una volta perché subentra il meccanismo del delegare il problema a qualcosa di esterno, proprio come accade quando si chiede la protezione di una persona vicina.</p>
<p>Per questi motivi è importante che sia la persona stessa ad affrontare quello che sta vivendo e a <strong>modificare i propri meccanismi di pensiero</strong> e di reazione ad alcune situazioni.<br />
La terapia cognitivo-comportamentale si è rivelata uno dei trattamenti più efficaci, proprio perché non sono le situazioni in sé a scatenare gli attacchi di panico, ma il modo in cui le persone le interpretano.<br />
Il trattamento prevede la sostituzione dei pensieri disfunzionali, che generano malessere, con pensieri più vicini alla realtà e che permettano di viverla in maniera più obiettiva e serena.</p>
<h2 style="text-align: center;">Prenota un consulto a Rovato</h2>
<p>Se vuoi approfondire la degli <strong>attacchi di panico</strong> con la dott.ssa Chiara Zani psicologa e psicoterapeuta puoi prenotare un consulto a Rovato attraverso la pagina dei <a href="https://chiarazani.it/">contatti</a></p>
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		<title>Cosa ci aspetta ora?</title>
		<link>https://chiarazani.it/cosa-ci-aspetta-ora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 08:23:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ora che lentamente alcune misure sono state allentate ed è possibile uscire un po&#8217; di più dalle nostre case, cosa può accadere nella nostra mente? Potremmo sentire la paura dell&#8217;altro, percepirlo come qualcuno di potenzialmente pericoloso, da cui dobbiamo stare distanti, per la nostra e la sua sicurezza. Questo ci permette di stare attenti, aspetto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ora che lentamente alcune misure sono state allentate ed è possibile uscire un po&#8217; di più dalle nostre case, cosa può accadere nella nostra mente?</p>
<p>Potremmo sentire la<strong> paura dell&#8217;altro</strong>, percepirlo come qualcuno di potenzialmente pericoloso, da cui dobbiamo stare distanti, per la nostra e la sua sicurezza.<br />
Questo ci permette di stare attenti, aspetto fondamentale in questa fase, ma se questa soglia di attenzione rimane troppo alta e costante, il rischio è che aumentino anche tensione e stress.<br />
E&#8217; importante chiederci quindi dove la giusta attenzione sfocia in forme d&#8217;ansia?<br />
Finora le persone riuscivano in parte a contenere quest&#8217;emozione abituandosi a vivere nei confini della propria casa e questo dava loro una sensazione sicurezza, anche se relativa.<br />
Tuttavia piano piano bisognerà, seppure con mascherine e guanti, tornare a un minimo di socialità, a lavoro o negli spazi aperti dove saranno presenti altre persone.</p>
<p>Se si vorrà mantenere o recuperare un benessere generale, sarà sempre più importante ricordarsi della nostra <strong>parte emotiva</strong> e dei pensieri che ci accompagnano.<br />
I <strong>pensieri</strong> che guideranno i comportamenti delle persone dovranno essere giustamente prudenti, ma dovranno essere anche <strong>realistici</strong> e non eccessivamente allarmanti.<br />
Diversamente, il fatto di ricordarci di alcune regole potrebbe diventare fonte di malessere, più che un aspetto protettivo.</p>
<p>Un&#8217;altra sensazione che si potrebbe provare in questo periodo è la <strong>sfiducia </strong>nel futuro, perché tante condizioni sono cambiate, alcuni hanno perso il lavoro, hanno dovuto reinventarsi o rinviare progetti personali.<br />
Il primo passo da fare è chiedersi &#8220;cosa è rimasto uguale a prima?&#8221; e <strong>&#8220;cosa è possibile fare?&#8221;</strong>.<br />
E&#8217; importante concentrarsi maggiormente su questo, su quello che si può fare, che su quello che non è possibile fare in questo momento.<br />
Il periodo di quarantena che abbiamo vissuto può esserci utile solo se ne ricaviamo qualcosa che può esserci d&#8217;aiuto.</p>
<p>Che sia una riflessione su di noi, su <strong>come siamo davvero</strong>, quando non siamo immersi nel lavoro o nei mille impegni.<br />
Si può anche mantenere, compatibilmente con le indicazioni, la propria <strong>identità personale</strong> e lavorativa, chiedendosi &#8220;Cosa posso fare per continuare a essere quello che ero prima? Per sentirmi competente, anche se magari in modo nuovo?&#8221;.</p>
<p>Inoltre è bene ripartire, oltre che da noi stessi, dalle altre persone.<b></b><br />
Pensare alle <strong>relazioni</strong> che ci circondano, che abbiamo consolidato o gradualmente perso, perché forse è così che doveva andare.</p>
<p>Un aspetto che può esserci d&#8217;aiuto è anche trovare <strong>nuove modalità</strong> per affrontare alcune situazioni o altre fonti di stress che inevitabilmente si presenteranno in futuro.<br />
Per questo motivo, se si riconosce una difficoltà nel gestire questi aspetti è bene prendersene cura, per poter <strong>ripartire</strong> nel miglior modo possibile, un po&#8217; più attrezzati per quello che ci aspetta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Perché non possiamo uscire?&#8221;</title>
		<link>https://chiarazani.it/perche-non-possiamo-uscire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 10:33:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Genitorialità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Queste settimane di quarantena sono difficili per noi adulti, disorientati e spaventati per quello che sta accadendo e che non sappiamo esattamente come evolverà. Ma in questa quarantena sono coinvolti anche i bambini e, nonostante i genitori cerchino di non trasmettergli preoccupazione, loro sanno cogliere le emozioni che circolano in casa. Nelle prime settimane i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Queste settimane di quarantena sono difficili per noi adulti, disorientati e spaventati per quello che sta accadendo e che non sappiamo esattamente come evolverà.<br />
Ma in questa quarantena sono coinvolti anche i bambini e, nonostante i genitori cerchino di non trasmettergli preoccupazione, loro sanno cogliere le emozioni che circolano in casa.<br />
Nelle prime settimane i bambini hanno vissuto questo periodo come un&#8217;anticipazione delle vacanze. Hanno giocato, passato più tempo con i genitori e sono stati sollevati dal carico di verifiche e prove varie.<br />
Tuttavia, i bambini hanno avvertito anche il clima di incertezza e i pensieri che inevitabilmente accompagnano questo periodo.<br />
Il cambiamento repentino delle loro abitudini ha attivato alcune domande: &#8220;Cosa sta succedendo esattamente? Perché non posso giocare con i miei amici? Perché mamma e papà non possono andare al lavoro?&#8221;<br />
Il primo passo per sciogliere questi dubbi potrebbe essere quello di capire che idee si sono fatti della situazione.<br />
Questo permette di partire dai loro pensieri, per comprendere cosa li preoccupa maggiormente.<br />
Ogni bambino è diverso, anche se figlio degli stessi genitori.</p>
<h2><strong>Come possono rispondere i genitori?</strong></h2>
<p>In un secondo momento, i genitori dovrebbero provare a rispondere con <strong>chiarezza</strong>.<br />
Parlare ai bambini con semplicità e con una comunicazione il meno ansiosa possibile gli permetterà di mitigare le eventuali emozioni di tristezza e rabbia che possono provare.<br />
A volte si ha l&#8217;idea che sia meglio non parlare delle proprie emozioni ai figli, ma in realtà far capire loro che anche mamma e papà provano le loro stesse emozioni li può aiutare.<br />
Ovviamente questa condivisione va fatta in modo delicato e va accompagnata da una prospettiva positiva della situazione.<br />
Può essere spiegato ai bambini quello che è possibile fare in questo periodo e non solo ciò che ci è impedito fare.<br />
Tra quello che è possibile fare, c&#8217;è il mantenimento di una socialità, che non è possibile esercitare in presenza, ma che è possibile mantenere con i vari strumenti di comunicazione che fortunatamente abbiamo a disposizione.</p>
<h2><strong>Come si può impostare la giornata con i bambini?</strong></h2>
<p>I bambini hanno bisogno di una <strong>prevedibilità, </strong>quindi sarebbe bene mantenere una routine quotidiana.<br />
Questo vale soprattutto per i bambini più sensibili o ansiosi, che hanno bisogno di sapere e &#8220;controllare&#8221; cosa accadrà.<br />
La routine può essere impostata stabilendo degli orari per i compiti, ma anche per alcune piccole mansioni da svolgere insieme al genitore o da far svolgere in autonomia, a seconda dell&#8217;età dei bambini.<br />
Questo permetterà loro di organizzare la giornata e di sentirsi coinvolti in una progettualità comune, che coinvolge tutta la famiglia.<br />
In questo modo, la quarantena, per quanto strana, potrebbe diventare l&#8217;occasione per saldare le relazioni.<br />
In particolare quella tra genitori e figli, che nella normale quotidianità, hanno sempre meno tempo da poter trascorrere insieme.</p>
<h2><strong>Che pensieri si possono fare con i bambini?</strong></h2>
<p>Sempre a proposito della prevedibilità e di una <strong>progettualità positiva, </strong>si può pensare a cosa fare, non appena sarà possibile tornare a stare insieme ad altre persone.<br />
Potrebbe essere una piccola gita in mezzo alla natura o un pranzo con degli amici.<br />
Fare questo permette di proiettare la mente dei genitori e dei bambini verso qualcosa di positivo e conosciuto.<br />
Aumenteranno così il senso di sicurezza e il richiamo alle nostre abitudini, così diverse da quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>E infine..</strong></p>
<p>Oltre a queste semplici indicazioni, è sempre bene ricordare ai genitori che sono umani e che a volte, soprattutto in questo periodo, possono perdere la pazienza o non aver l&#8217;entusiasmo per proporre attività creative.<br />
Anche questo fa parte di questo strano periodo, ma è normale che sia così.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quando dirsi arrivederci è difficile</title>
		<link>https://chiarazani.it/quando-dirsi-arrivederci-e-difficile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2020 11:42:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[emozioni e covid]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza del COVID-19 ha coinvolto tutti ed alcuni, purtroppo, in modo più forte. Alcune persone hanno perso dei cari e tutte le misure che, giustamente, ci sono state date hanno complicato l&#8217;elaborazione del lutto. Purtroppo questo difficile passaggio dovrà essere compiuto da molti in questo momento e, anche se lontani, questo può fare sentire tutti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza del COVID-19 ha coinvolto tutti ed alcuni, purtroppo, in modo più forte.<br />
Alcune persone hanno perso dei cari e tutte le misure che, giustamente, ci sono state date hanno complicato l&#8217;elaborazione del lutto.</p>
<p>Purtroppo questo difficile passaggio dovrà essere compiuto da molti in questo momento e, anche se lontani, questo può fare sentire tutti parte di una storia comune.</p>
<p>Le modalità con cui tante persone si sono ammalate hanno impedito ai loro familiari di prepararsi a salutarli.</p>
<p>E&#8217; come se questo virus congelasse ogni cosa, rendendo l&#8217;evolversi del quadro clinico incerto.<br />
Alcune persone per fortuna guariscono, ma altre peggiorano drasticamente nel giro di poco e questo crea una situazione di imprevedibilità. Le emozioni si mescolano ed è difficile farvi fronte.<br />
Un altro aspetto che complica l&#8217;elaborazione del lutto è la mancanza di ritualità.<br />
Al di là del proprio credo personale, infatti, quando una persona cara muore, si può trovare un po&#8217; di conforto nell&#8217;abbraccio di altri familiari o amici, che ora non può esserci.<br />
Manca il fatto di potersi abbracciare e di condividere con altri il proprio dolore, per poterlo rendere più tollerabile.</p>
<p>Solo quando queste azioni potranno avvenire, potranno susseguirsi anche i normali passaggi per elaborare il lutto:</p>
<ul>
<li>accettazione della perdita della persona cara</li>
<li>elaborazione del dolore</li>
<li>adattamento all&#8217;ambiente</li>
<li>creazione di una connessione duratura con la persona cara</li>
</ul>
<p>Per ora quello che si può fare, dalle proprie case, è salutare la persona cara attraverso la narrazione, il racconto della persona che è mancata.</p>
<p>Essendo numerose le persone coinvolte in questo passaggio e numerose quindi le fasce di età coinvolte, la narrazione può essere tarata a seconda di questo criterio.</p>
<p>I bambini che hanno perso delle persone care, per esempio, possono essere aiutati invitandoli a usare il canale grafico, a disegnare o a scrivere una lettera, nel caso dei bambini più grandi.<br />
Gli adulti possono a loro volta individuare il canale che preferiscono, può essere quello grafico o verbale, che riguarda i racconti di episodi o caratteristiche della persona che li ha lasciati.<br />
Oppure possono ricostruire, coinvolgendo anche i bambini, la storia della persona cara attraverso delle fotografie.</p>
<p>La morte viene comunque vissuta come inaccettabile, ma con queste modalità è possibile integrarla nella propria storia di vita.</p>
<p>E&#8217; normale provare rabbia e tristezza quando si perde qualcuno, ma è bene poi recuperare le dimensioni di amore e gratitudine.</p>
<p>Ricordare che cosa la persona cara ci ha lasciato in termini di insegnamenti, modi di pensare e di fare.<br />
Questo permette di passare da una posizione passiva, di ascolto del proprio dolore, che è normale attraversare, ad una maggiormente attiva.<br />
&#8220;Che cosa posso fare io per ricostruire la mia vita, ricordando le cose buone della persona che mi ha lasciato?&#8221;</p>
<p>Anche se talvolta questa frase può sembrare retorica e l&#8217;azione che ne consegue poco efficace, è quello che aiuta a ripartire, senza per questo dimenticarsi di chi non c&#8217;è più.</p>
<p>Per chi fosse interessato ad approfondire la tematica trattate in questo articolo  con la dott.ssa Chiara Zani, è possibile chiamare il numero <span class="roma-contacts-item-value">333 70 85 249 </span></p>
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		<title>Prosociali si diventa!</title>
		<link>https://chiarazani.it/prosociali-si-diventa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2020 16:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Genitorialità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Insegnare ai bambini i comportamenti prosociali è uno dei compiti dei genitori. Provare empatia e preoccupazione e sviluppare comportamenti che servono ad aiutare le persone, è fondamentale per la strutturazione della personalità dei bambini. Ci sono 3 importanti atteggiamenti prosociali che un bambino dovrebbe imparare: CONDIVIDERE Pare che i bambini inizino a vedere i bisogni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Insegnare ai bambini i comportamenti prosociali è uno dei compiti dei genitori.<br />
Provare empatia e preoccupazione e sviluppare comportamenti che servono ad aiutare le persone, è fondamentale per la strutturazione della personalità dei bambini.</p>
<p>Ci sono 3 importanti atteggiamenti prosociali che un bambino dovrebbe imparare:</p>
<ul>
<li>CONDIVIDERE<br />
Pare che i bambini inizino a vedere i bisogni degli altri a partire dai due anni, età da cui è bene che imparino a condividere. Nel caso dei bambini, può trattarsi del condividere i propri giochi o la propria merenda preferita.<br />
Inizialmente la condivisione può essere graduale, spiegando ad esempio che è limitata nel tempo. Anche in questo modo si innescherà un circolo virtuoso per cui condividere, dopo una prima prova, sarà sempre più facile.<br />
La condivisione fa capire ai bambini l’importanza di dare agli altri nel momento del bisogno. In questo modo il bambino comprende che, se ognuno si impegna, si può creare una società solidale, in cui poter contare sulle altre persone.<br />
Questo aiuta i bambini a sentire di potersi affidare ad altri, oltre alla propria famiglia. Così facendo, il bambino sarà più fiducioso nell&#8217;esplorare il mondo esterno, che vedrà non come ostile, ma come collaborante.</li>
<li>AIUTARE<br />
L&#8217;aiuto si declina in tanti modi possibili: dalle parole gentili, ai piccoli gesti. Insegnare a un bimbo a mettere in atto questi comportamenti, gli permette di aumentare il suo senso di realizzazione e la consapevolezza che le proprie azioni hanno una ricaduta positiva sugli altri.<br />
Questo può essere fatto invitando i bambini a aiutare i nonni, i genitori o degli amichetti.<br />
I bambini possono essere poi aiutati ad osservare gli effetti positivi dei loro comportamenti. Vedere i riscontri diretti dei propri gesti fa aumentare il livello di autostima e stimola la persona a ripetere l&#8217;azione.</li>
<li>COOPERARE<br />
Saper lavorare con gli altri, condividendo spazi e obiettivi è una delle competenze maggiormente richieste nel mondo del lavoro. Per questo è bene che i bambini sviluppino presto questa capacità.<br />
Inoltre, cooperare permette al bambino di comprendere che ognuno ha la propria responsabilità nella buona riuscita di un compito. Nei bambini questo aspetto può tradursi nel fare un&#8217;attività insieme ad altri, dando ad ognuno una parte di lavoro. Solo facendo bene il proprio e fidandosi degli altri, è possibile raggiungere l&#8217;obiettivo.</li>
</ul>
<p>Ovviamente i bambini imparano per lo più da quello che vedono fare. E i genitori possono fare diverse cose per promuovere il comportamento prosociale. Per esempio coinvolgendo i bambini in alcune situazioni, che li vedano partecipi nell&#8217;aiutare le persone e nel riflettere poi sulle emozioni positive che generiamo negli altri e in noi stessi.<br />
Solo così, se anche i genitori sono pienamene convinti delle finalità dei comportamenti prosociali, allora sarà possibile crescere dei bambini che saranno adulti maturi e responsabili.</p>
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		<title>Perchè il mio bambino fa i capricci?</title>
		<link>https://chiarazani.it/perche-il-mio-bambino-fa-i-capricci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2019 11:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Genitorialità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte volte sembra che adulti e bambini parlino lingue diverse, non riuscendo a capirsi su alcune cose che vengono vissute dal bambino in un modo e dal genitore/insegnante in un altro. E&#8217; il caso dei capricci. Molto spesso questi vengono letti dagli adulti come un  segnale di sfida, mentre la maggior parte delle volte significano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Molte volte sembra che adulti e bambini parlino lingue diverse, non riuscendo a capirsi su alcune cose che vengono vissute dal bambino in un modo e dal genitore/insegnante in un altro.<br />
E&#8217; il caso dei capricci.<br />
Molto spesso questi vengono letti dagli adulti come un  segnale di sfida, mentre la maggior parte delle volte significano altro.<br />
Spesso i capricci <strong>nascondono un disagio fisico o <a href="https://chiarazani.it/cibo-ed-emozioni/">emozioni</a> quali la tristezza e la rabbia</strong>.<br />
Per questo è importante che i genitori imparino ad osservare il bambino, per comprendere il motivo dei suoi capricci. Così facendo possono spiegarlo anche a loro, aiutandoli a accogliere e restituire le emozioni che provano.<br />
Oltre all&#8217;ascolto, ci sono una serie di modalità che possono essere adottate nella relazione con i bambini, in particolare quando si tratta di capricci.<br />
Ad esempio quando si parla con loro, abbassarsi e guardarli negli occhi, per evitare che ci sia una disparità nella relazione, anche dal punto di vista fisico.<br />
Inoltre è sempre bene <strong>spiegare loro perché qualcosa non si può fare</strong>, questo li rende tranquilli e crea una routine. Inoltre permette loro di accrescere la fiducia negli adulti e costruire uno schema personale rispetto alla giornata.<br />
Un altro aspetto fondamentale riguarda i <strong>limiti</strong>, da dare sempre ai bambini, anche quando sembrano troppo piccoli. Prima il bambino si sentirà contenuto, prima capirà quali sono i suoi confini. Tale aspetto è fondamentale anche per la sua crescita, è bene che impari che ci sono dei confini e che non può avere tutto ciò che desidera.<br />
Diversamente il rischio è che qualche anno dopo, in particolare durante l&#8217;adolescenza, non accetti le limitazioni date dal mondo esterno e quindi fatichi a gestire le relazioni con i pari o con la scuola, secondo agente educativo, dopo i genitori.</p>
<h2>Cosa fare quando una crisi di capricci è finita?</h2>
<p>La tendenza di molti genitori è quella di rimanere con il broncio e pieni di rancore, ma questo fa male sia all&#8217;adulto, che al bambino. Il primo, infatti, rimane nervoso e teso e il bambino può provare una forte ansia. Non c&#8217;è nulla di più angosciante per un bambino che sapere che il proprio genitore è ancora arrabbiato per una cosa che è successa tra loro.<br />
Un ottimo strumento, quindi, potrebbe essere <strong>l&#8217;abbraccio</strong>. L&#8217;abbraccio dona calore, ma comunica anche il messaggio che i genitori ci sono, nonostante il bambino si arrabbi a volte in modo molto forte.<br />
E&#8217; una prova d&#8217;amore e di continuità, ancora più significativa a fronte di una difficoltà nella relazione.</p>
<p>Un&#8217;altra riflessione che aiuta a ridimensionare i capricci dei bambini possiamo farla pensando alla nostra esperienza.<br />
Quante volte, se siamo stanchi, se la giornata è andata storta o se proviamo delle emozioni che non riusciamo a comunicare, <strong>anche noi facciamo i capricci?</strong><br />
Non li facciamo come li fanno i bambini, ma a nostro modo comunichiamo all&#8217;altro che non stiamo bene e che è meglio non insistere su alcune cose. E solo con il tempo l&#8217;altro ci conosce e comprende qual è la modalità da adottare con noi quando siamo stanchi o frustrati.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è quello di provare a usare modalità che sciolgano il malessere, ma sempre con l&#8217;idea che, se nemmeno noi riusciamo a affrontare ogni situazione con maturità, come possono farlo i bambini?<br />
Così come per gli adulti essere genitori è un lavoro che si impara piano piano, anche per i bambini, <strong>gestire il proprio malessere e poterlo comunicare è un lavoro lento e graduale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;">Prenota un consulto</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se vuoi approfondire la tematica dei capricci dei bambini con la dott.ssa Chiara Zani psicologa e psicoterapeuta puoi prenotare un consulto a Rovato attraverso la pagina dei <a href="https://chiarazani.it/">contatti</a></p>
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		<title>Come liberarsi da una relazione tossica</title>
		<link>https://chiarazani.it/come-liberarsi-da-una-relazione-tossica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2019 10:07:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ti è mai capitato di sentirti triste e nervoso, apparentemente senza motivo, dopo aver visto qualcuno? Spesso questa sensazione è legata al fatto che alcune persone non ci fanno bene e al posto che essere una fonte di energia, sono una fonte di negatività. Può accadere con amici, fidanzati o parenti, ma comunque sempre persone [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ti è mai capitato di sentirti triste e nervoso, apparentemente senza motivo, dopo aver visto qualcuno?<br />
Spesso questa sensazione è legata al fatto che alcune persone non ci fanno bene e al posto che essere una fonte di energia, sono una fonte di negatività.</p>
<p>Può accadere con amici, fidanzati o parenti, ma comunque sempre persone a noi molto vicine. Accade con loro perché gli permettiamo di avvicinarsi a noi, dedicandogli spesso numerosi spazi ed attenzioni.<br />
Tuttavia, quando si sente che in una relazione si dà molto, ma si riceve poco qualche campanello comincia a suonare.</p>
<p>Inizialmente quando si ha questa sensazione i motivi non sono chiari, ma alcune domande possono orientarti nel capire meglio cosa ti sta accadendo:</p>
<ul>
<li>Come mi fa sentire questa relazione?</li>
<li>Mi aiuta a vedere nuovi punti di vista?</li>
<li>Mi aiuta a essere positivo?</li>
<li>Migliora la mia autostima?</li>
</ul>
<p>Se senti che nella relazione non c&#8217;è un arricchimento reciproco, che l&#8217;altro limita le tue capacità o ti fa sentire in colpa se rivolgi la tua attenzione ad altro che non sia lui ed il suo ambiente, fermati.<br />
Fermati e chiediti se questa persona, che magari hai frequentato per lungo tempo, con le sue lamentele e con la scarsa volontà di cambiare, sta influenzando anche te. Chiediti se gli argomenti di cui parlate sono sempre gli stessi e non ti stimolano più, anzi, ti creano una strana pesantezza.</p>
<p>Altri esempi sono fidanzati o compagni che ti pongono sempre di fronte a una scelta e ti scoraggiano a inseguire i tuoi obiettivi perché questo significherebbe allontanarsi da loro, o amici che ti fanno sentire sempre sotto giudizio e che ti provocano, facendoti sentire inadeguato.<br />
E&#8217; sempre difficile allontanarsi da queste persone, prenderne le distanze, perché sono persone per cui si prova affetto, con cui sono stati condivisi molti momenti e che in alcune occasioni magari ci sono stati vicini.<br />
Tuttavia le relazioni cambiano e se un tempo alcune modalità dell&#8217;altro potevano impattare relativamente su di noi, può essere che nel presente le stesse relazioni abbiano un&#8217;influenza diversa.<br />
L&#8217;invito, quindi, non è quello di cancellare le vecchie relazioni se non soddisfano a pieno i nostri bisogni di oggi, ma  imparare ad ascoltarci e a valutare quali sono le relazioni che ci fanno stare meglio.<br />
Il livello di &#8220;tossicità&#8221; di una relazione può essere forte, l&#8217;altro può arrivare a chiederci di chiudere le comunicazioni con l&#8217;esterno e allora verso questo tipo di relazioni dobbiamo essere più drastici. Dobbiamo chiudere, prima che offuschino la nostra vera identità e la direzione della nostra vita.<br />
Rispetto, invece, ad altre relazioni meno tossiche, possiamo imparare a prendere le distanze adeguate e se sentiamo che anche queste non ci proteggono, possiamo pensare di allontanarci gradualmente.<br />
Questo tipo di analisi costa sicuramente fatica e richiede onestà verso noi stessi, ma ci permette anche di investire il nostro tempo in relazioni che migliorano la nostra qualità di vita.</p>
<p>Quindi se pensi che alcune tue relazioni possano avere le caratteristiche descritte, inizia ad ascoltarti e a provare a capire come ti senti quando sei in compagnia di alcune persone. Se dopo essere stato con loro, al posto che un senso di benessere, avverti un senso di nervosismo e tensione, cambia direzione.<br />
Investi più tempo con le persone positive che ti circondano, questo ti aiuterà a sentirti maggiormente soddisfatto e quindi maggiormente sereno.</p>
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		<title>Cos&#8217;è la dipendenza affettiva e come superarla</title>
		<link>https://chiarazani.it/cose-la-dipendenza-affettiva-e-come-superarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2019 12:31:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché a volte una persona può star bene solo in presenza di un&#8217;altra? Perché da sola si sente persa e svuotata? Perché non sa più cosa le piace e quali sono i suoi obiettivi? In questi casi si parla di &#8220;dipendenza affettiva&#8221;, che non è, come le altre dipendenze, legata ad un oggetto (alcol, sostanze..), [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Perché a volte una persona può star bene solo in presenza di un&#8217;altra? Perché da sola si sente persa e svuotata? Perché non sa più cosa le piace e quali sono i suoi obiettivi?<br />
In questi casi si parla di &#8220;dipendenza affettiva&#8221;, che non è, come le altre dipendenze, legata ad un oggetto (alcol, sostanze..), ma ad una persona e alla relazione che instaura con essa.<br />
Questo funzionamento è molto rischioso per il benessere della persona &#8220;dipendente&#8221;, perché finché l&#8217;altro è presente, sembra che tutto vada per il meglio, ma se l&#8217;altro si allontana vengono meno la propria autostima e la fiducia in sé.<br />
Ecco perché molte relazioni sembrano lasciare un vuoto incolmabile: se pensiamo di poter star bene solo in presenza dell&#8217;altro, non saremo mai pienamente completi e adulti.<br />
Una relazione sana non può essere così sbilanciata e dare all&#8217;altra persona il potere di dirigere il nostro benessere.<br />
Questo accade perché uno dei due, il &#8220;dipendente&#8221;, non riesce a riconoscere le proprie risorse e la possibilità di pensare, scegliere ed agire autonomamente e in maniera efficace. Così quando incontra un&#8217;altra persona, che spesso appare più forte e determinata, si affida completamente, pensando che il suo amore possa rafforzarla e sostenerla.<br />
Se la relazione funziona, il &#8220;dipendente&#8221; si sente protetto e sicuro, ma se l&#8217;altro decide di allontanarsi o chiudere, si sentirà svuotato e si chiederà cosa non lo rende adeguato. Così facendo emergeranno una serie di timori, da quello del &#8220;non essere abbastanza&#8221;, a quello del rimanere solo, pensando di non meritare le attenzioni e l&#8217;amore di nessuno.<br />
Se il dipendente affettivo non viene aiutato a ridimensionare questi pensieri e le emozioni correlate, tenderà ad accettare ogni relazione, anche se non lo soddisfa a pieno, purché trovi ancora qualcuno che lo &#8220;accetti&#8221;. Si parla di accettazione non perché il dipendente affettivo sia un peso che poche persone riescono a sostenere, ma perché lui si sente così: non degno di attenzioni e cure, senza risorse e quindi in dovere di sottostare a chi decide di avere una relazione con lui.</p>
<p>La dipendenza affettiva è declinata soprattutto al femminile, ma esistono casi anche negli uomini, anche se hanno caratteristiche e manifestazioni comportamentali un pò diverse.<br />
Nonostante le fasce d&#8217;età delle donne coinvolte possano essere diverse, tra loro hanno alcune caratteristiche comuni:<br />
• fragilità<br />
• bisogno di conferme<br />
• scarsa autostima<br />
• paura di essere lasciate<br />
• tendenza alla iperresponsabilizzazione<br />
• famiglie d&#8217;origine problematiche (abusi sessuali, maltrattamenti fisici o psicologici, storia di alcolismo, bulimia o altre dipendenze nei genitori)</p>
<p>Un&#8217;altra precisazione riguarda il periodo e la durata di alcuni comportamenti: nelle fasi dell&#8217;innamoramento, infatti, alcuni ricercatori hanno individuato la presenza di sintomi simili a quelli dei disturbi di dipendenza affettiva, tra cui euforia, desiderio, dipendenza emotiva e fisica.<br />
Tuttavia è quando queste caratteristiche diventano rigide e costanti, che emerge l&#8217;aspetto disfunzionale e patologico della relazione. Si perdono la propria individualità e il contatto con i propri bisogni, che vengono messi da parte, pur di essere accettati dall&#8217;altro.</p>
<p>Per modificare questo funzionamento è bene confrontarsi con qualcuno, condividere i propri vissuti e nei casi più radicati rivolgersi ad un professionista. In questi casi il lavoro terapeutico mira a ricostruire nella persona dipendente un senso di amabilità, valore personale e la capacità di essere agente di se stesso e delle proprie azioni.</p>
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		<title>Impegnati, anche se forse non vincerai</title>
		<link>https://chiarazani.it/impegnati-anche-se-forse-non-vincerai/</link>
					<comments>https://chiarazani.it/impegnati-anche-se-forse-non-vincerai/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2019 14:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Genitorialità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che si trasmette ai figli influenza fortemente le loro aspettative e il modo in cui affrontano le situazioni. I bambini a cui è stato detto che nel futuro avrebbero potuto fare tutto quello che volevano, diventano spesso adolescenti tristi e delusi. Nonostante un bambino, poi adolescente, si impegni con tutte le sue forze, non [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://chiarazani.it/impegnati-anche-se-forse-non-vincerai/">Impegnati, anche se forse non vincerai</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://chiarazani.it">Chiara Zani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che si trasmette ai figli influenza fortemente le loro aspettative e il modo in cui affrontano le situazioni.<br />
I bambini a cui è stato detto che nel futuro avrebbero potuto fare tutto quello che volevano, diventano spesso adolescenti tristi e delusi.<br />
Nonostante un bambino, poi adolescente, si impegni con tutte le sue forze, non sempre otterrà ciò che vuole.<br />
Lo psicologo e premio Nobel per l&#8217;economia, Daniel Kahneman spiega che il successo non deriva solo dal proprio talento, ma anche da una buona dose di fortuna.<br />
Questo per dire che non abbiamo il controllo su tutte le variabili che garantiscono un buon risultato ed è bene saperlo.<br />
Al contrario, c&#8217;è il rischio che gli adolescenti vivano le prime frustrazioni e i primi inusccessi come qualcosa di estremamente negativo, piuttosto che qualcosa di possibile e normale.<br />
Mi piace sottolineare quest&#8217;ultima parola &#8220;normale&#8221;, perché in una società in cui conta la performance, a volte ci si dimentica che prima di un buon risultato ci sono la fatica, i tentativi ed alcuni insuccessi.<br />
Non significa rassegnarsi e pensare che non si otterrà mai nulla, ma prepararsi a tutte le possibilità.<br />
Avere un buon esame di realtà significa avere la consapevolezza dei propri punti di forza, ma anche dei limiti, interni ed esterni.<br />
Spesso sono gli stessi genitori a non accettare la possibilità che il proprio figlio non sia eccellente o non emerga sugli altri, trasmettendo una serie di aspettative.<br />
Il problema si presenta quando i figli, pur di non deludere i genitori ed avere buoni risultati, fanno i tentativi più disparati. Ad esempio, quando a scuola un ragazzino arriva a copiare durante le verifiche per prendere voti alti, oppure fa male ad un avversario durante una partita di calcio pur di vincere.<br />
Se invece il genitore è realistico saprà esserlo anche verso il figlio, che a sua volta non sentirà la pressione costante per &#8220;riuscire&#8221;, avere successo ed emergere a tutti i costi.<br />
Così facendo avrà meno ansia e affronterà in modo più sereno i propri compiti, sapendo che a volte raggiungerà i propri obiettivi ed altre volte no, senza che questo rappresenti un fallimento irrecuperabile.</p>
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