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	<title>stress Archivi - Chiara Zani</title>
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	<description>psicologa Rovato</description>
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		<title>Cosa sono gli attacchi di panico?</title>
		<link>https://chiarazani.it/cosa-sono-gli-attacchi-di-panico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 10:55:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una situazione che crea paura e tensione, il battito cardiaco accelerato, il ritmo respiratorio e la sudorazione che aumentano, l&#8217;impressione di perdere i sensi. I pensieri che si fanno minacciosi, come a dire che sta accadendo qualcosa che non si riesce a gestire (&#8220;Non respiro&#8221;, &#8220;E se mi sento male?&#8221;, &#8220;Mi sta venendo un infarto?&#8221;). [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una situazione che crea paura e tensione, il battito cardiaco accelerato, il ritmo respiratorio e la sudorazione che aumentano, l&#8217;impressione di perdere i sensi.<br />
I pensieri che si fanno minacciosi, come a dire che sta accadendo qualcosa che non si riesce a gestire (&#8220;Non respiro&#8221;, &#8220;E se mi sento male?&#8221;, &#8220;Mi sta venendo un infarto?&#8221;).<br />
La preoccupazione aumenta, le sensazioni corporee si fanno sempre più forti, fino a portare all&#8217;attacco di panico.</p>
<p>Secondo il modello del Circolo vizioso del panico (Clark, 1986 – Modificato da Wells, 1997) alla base c&#8217;è uno <strong>stimolo</strong> scatenante esterno o interno che viene <strong>percepito come minaccioso </strong>e che attiva le sensazioni somatiche del panico.<br />
Seguono poi una serie di pensieri che alimentano le sensazioni corporee, dando vita a una circolo che sembra non riuscire ad interrompersi.<br />
La persona ha la sensazione che le cose attorno a lei le sfuggano e tenta in ogni modo di controllarle.<br />
L&#8217;aspetto paradossale è che più una persona cerca di controllare le situazioni che la spaventano, più rimarrà in ascolto di alcuni parametri fisiologici (battito cardiaco, ritmo del respiro..).<br />
E proprio il controllo dei parametri farà in modo che questi si altereranno, perché se ne altera la loro spontaneità.<br />
In questi casi si parla di persone che &#8220;cadono nella trappola del controllo che fa perdere il controllo&#8221; (Nardone).</p>
<p>Ci sono inoltre due copioni comportamentali che solitamente vengono adottati da chi soffre di attacchi di panico:<br />
-l&#8217;<strong>evitamento</strong> di alcune situazioni<br />
-la <strong>richiesta di protezione</strong><br />
La persona tende a evitare le situazioni che vive come disturbanti, ma così facendo cresce la convinzione che siano impossibili da affrontare, fino a farle diventare ancor più minacciose.<br />
La richiesta di protezione riguarda, invece, il bisogno di garantirsi la vicinanza di qualcuno, che conosca il malessere della persona e possa intervenire per sedarlo.<br />
Questo con il tempo porta la persona che soffre di attacchi di panico a strutturare relazioni di dipendenza, basate sulla richiesta di aiuto, piuttosto che su una dinamica di scambio reciproco e parità.<br />
Entrambi i comportamenti, quindi, fanno sì che la persona abbia sempre meno fiducia in sé e nella possibilità di farcela da sola.</p>
<p>Inoltre, spesso le persone che hanno attacchi di panico se ne vergognano, perché temono che questo malessere li faccia percepire agli altri come deboli.<br />
Si innescano così ulteriori pensieri e valutazioni su di sé che rinforzano la <strong>sensazione di inadeguatezza</strong>.<br />
E&#8217; come se si innescassero una serie di meccanismi che la persona vorrebbe solo mettere a tacere.<br />
Molto spesso a dare l&#8217;illusione di bloccare le reazioni di paura sono i farmaci. Alcuni possono aiutare a ridurre il malessere percepito, ma i farmaci, non associati a una psicoterapia, sono efficaci solo inizialmente.<br />
Ancora una volta perché subentra il meccanismo del delegare il problema a qualcosa di esterno, proprio come accade quando si chiede la protezione di una persona vicina.</p>
<p>Per questi motivi è importante che sia la persona stessa ad affrontare quello che sta vivendo e a <strong>modificare i propri meccanismi di pensiero</strong> e di reazione ad alcune situazioni.<br />
La terapia cognitivo-comportamentale si è rivelata uno dei trattamenti più efficaci, proprio perché non sono le situazioni in sé a scatenare gli attacchi di panico, ma il modo in cui le persone le interpretano.<br />
Il trattamento prevede la sostituzione dei pensieri disfunzionali, che generano malessere, con pensieri più vicini alla realtà e che permettano di viverla in maniera più obiettiva e serena.</p>
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<p>Se vuoi approfondire la degli <strong>attacchi di panico</strong> con la dott.ssa Chiara Zani psicologa e psicoterapeuta puoi prenotare un consulto a Rovato attraverso la pagina dei <a href="https://chiarazani.it/">contatti</a></p>
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		<title>Perchè il mio bambino fa i capricci?</title>
		<link>https://chiarazani.it/perche-il-mio-bambino-fa-i-capricci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2019 11:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Genitorialità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte volte sembra che adulti e bambini parlino lingue diverse, non riuscendo a capirsi su alcune cose che vengono vissute dal bambino in un modo e dal genitore/insegnante in un altro. E&#8217; il caso dei capricci. Molto spesso questi vengono letti dagli adulti come un  segnale di sfida, mentre la maggior parte delle volte significano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Molte volte sembra che adulti e bambini parlino lingue diverse, non riuscendo a capirsi su alcune cose che vengono vissute dal bambino in un modo e dal genitore/insegnante in un altro.<br />
E&#8217; il caso dei capricci.<br />
Molto spesso questi vengono letti dagli adulti come un  segnale di sfida, mentre la maggior parte delle volte significano altro.<br />
Spesso i capricci <strong>nascondono un disagio fisico o <a href="https://chiarazani.it/cibo-ed-emozioni/">emozioni</a> quali la tristezza e la rabbia</strong>.<br />
Per questo è importante che i genitori imparino ad osservare il bambino, per comprendere il motivo dei suoi capricci. Così facendo possono spiegarlo anche a loro, aiutandoli a accogliere e restituire le emozioni che provano.<br />
Oltre all&#8217;ascolto, ci sono una serie di modalità che possono essere adottate nella relazione con i bambini, in particolare quando si tratta di capricci.<br />
Ad esempio quando si parla con loro, abbassarsi e guardarli negli occhi, per evitare che ci sia una disparità nella relazione, anche dal punto di vista fisico.<br />
Inoltre è sempre bene <strong>spiegare loro perché qualcosa non si può fare</strong>, questo li rende tranquilli e crea una routine. Inoltre permette loro di accrescere la fiducia negli adulti e costruire uno schema personale rispetto alla giornata.<br />
Un altro aspetto fondamentale riguarda i <strong>limiti</strong>, da dare sempre ai bambini, anche quando sembrano troppo piccoli. Prima il bambino si sentirà contenuto, prima capirà quali sono i suoi confini. Tale aspetto è fondamentale anche per la sua crescita, è bene che impari che ci sono dei confini e che non può avere tutto ciò che desidera.<br />
Diversamente il rischio è che qualche anno dopo, in particolare durante l&#8217;adolescenza, non accetti le limitazioni date dal mondo esterno e quindi fatichi a gestire le relazioni con i pari o con la scuola, secondo agente educativo, dopo i genitori.</p>
<h2>Cosa fare quando una crisi di capricci è finita?</h2>
<p>La tendenza di molti genitori è quella di rimanere con il broncio e pieni di rancore, ma questo fa male sia all&#8217;adulto, che al bambino. Il primo, infatti, rimane nervoso e teso e il bambino può provare una forte ansia. Non c&#8217;è nulla di più angosciante per un bambino che sapere che il proprio genitore è ancora arrabbiato per una cosa che è successa tra loro.<br />
Un ottimo strumento, quindi, potrebbe essere <strong>l&#8217;abbraccio</strong>. L&#8217;abbraccio dona calore, ma comunica anche il messaggio che i genitori ci sono, nonostante il bambino si arrabbi a volte in modo molto forte.<br />
E&#8217; una prova d&#8217;amore e di continuità, ancora più significativa a fronte di una difficoltà nella relazione.</p>
<p>Un&#8217;altra riflessione che aiuta a ridimensionare i capricci dei bambini possiamo farla pensando alla nostra esperienza.<br />
Quante volte, se siamo stanchi, se la giornata è andata storta o se proviamo delle emozioni che non riusciamo a comunicare, <strong>anche noi facciamo i capricci?</strong><br />
Non li facciamo come li fanno i bambini, ma a nostro modo comunichiamo all&#8217;altro che non stiamo bene e che è meglio non insistere su alcune cose. E solo con il tempo l&#8217;altro ci conosce e comprende qual è la modalità da adottare con noi quando siamo stanchi o frustrati.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è quello di provare a usare modalità che sciolgano il malessere, ma sempre con l&#8217;idea che, se nemmeno noi riusciamo a affrontare ogni situazione con maturità, come possono farlo i bambini?<br />
Così come per gli adulti essere genitori è un lavoro che si impara piano piano, anche per i bambini, <strong>gestire il proprio malessere e poterlo comunicare è un lavoro lento e graduale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;">Prenota un consulto</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se vuoi approfondire la tematica dei capricci dei bambini con la dott.ssa Chiara Zani psicologa e psicoterapeuta puoi prenotare un consulto a Rovato attraverso la pagina dei <a href="https://chiarazani.it/">contatti</a></p>
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		<title>Cibo ed emozioni</title>
		<link>https://chiarazani.it/cibo-ed-emozioni/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Dec 2018 10:21:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante il cibo sia il grande protagonista di feste di famiglia, trasmissioni tv, fotografie e social, spesso le persone non sono consapevoli di alcuni aspetti che lo riguardano. Ci sono delle azioni, delle cose che diciamo o pensiamo che si ripetono nelle diverse giornate e che impediscono di migliorare il nostro rapporto con il cibo. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante il cibo sia il grande protagonista di feste di famiglia, trasmissioni tv, fotografie e social, spesso le persone non sono consapevoli di alcuni aspetti che lo riguardano.<br />
Ci sono delle azioni, delle cose che diciamo o pensiamo che si ripetono nelle diverse giornate e che impediscono di migliorare il nostro rapporto con il cibo. Ad esempio, avere l&#8217;abitudine di mangiare velocemente o mentre si usano il cellulare o il computer. Un&#8217;altra tendenza sempre più diffusa è quella di seguire diete facilmente reperibili su internet o passate da amici e conoscenti, perdendo così la possibilità di sentire cosa soggettivamente fa bene a una persona, che può non far bene ad un&#8217;altra.<br />
Il modo di mangiare dovrebbe essere la prima forma di cura di sé, un&#8217;azione quotidiana in cui considerare soprattutto i propri bisogni. Ognuno di noi sa che quanto, quando e cosa mangiamo è influenzato dalle nostre emozioni.<br />
Spesso ci si rifugia nel cibo per riempire un vuoto o quando si prova ansia, mentre l&#8217;obiettivo dovrebbe essere imparare ad ascoltare di più le nostre emozioni e mangiare con consapevolezza. Sapere che ci sono diversi tipi di fame, da quella dello stomaco, che può essere dettata dalla tensione o da un reale segnale di fame, a quella del cuore, per cui alcuni cibi ci piacciono di più perché ce li preparavano quando eravamo bambini. Sapere che in alcune occasioni saremo tentati a mangiare di più, ad esempio se litighiamo con qualcuno e se siamo molto stressati. E&#8217; bene esserne consapevoli per poter introdurre modalità nuove e diverse di agire, piuttosto che ripetere gli stessi schemi ed usare il cibo come rifugio. Pensare ad attività alternative al mangiare, cui ricorrere nei momenti di crisi; non ci sono consigli universali, perché anche rispetto a questo è bene partire da ciò che soggettivamente fa star bene, che può essere molto diverso da persona a persona. C&#8217;è chi potrebbe star bene facendo una chiacchierata con un amico, chi uscendo a fare una passeggiata.<br />
Il cibo, infatti, riguarda oltre che il rapporto con sé, anche il rapporto con gli altri. Sia perché spesso vi ricorriamo quando le relazioni non sono soddisfacenti, sia perché le persone che ci circondano influenzano il modo in cui mangiamo o come vediamo il nostro corpo, facendo osservazioni sul nostro aspetto o sul nostro peso che possono portarci anche ad offenderci ed arrabbiarci.<br />
Questo accade prima di tutto perché noi stessi siamo talvolta molto rigidi ed esigenti, ponendoci obiettivi ideali e irraggiungibili sul peso e sulla forma fisica. Così facendo i pensieri critici e le emozioni negative impediscono di vivere in modo sereno il rapporto con il cibo. E&#8217; bella, invece, l&#8217;idea che le emozioni negative siano come nuvole passeggere, che anche se arrivano, non ci turbano troppo e possiamo osservarle allontanarsi piano piano da noi, permettendoci di concentrarci su cosa ci fa star bene.</p>
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		<title>Come occupi il tuo tempo libero?</title>
		<link>https://chiarazani.it/__trashed/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Aug 2018 12:52:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e dintorni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso il tempo delle vacanze viene impiegato per fare attività che non riusciamo a svolgere in altri momenti dell’anno, ma per permetterci di rilassarci davvero, dovrebbero essere svolte senza un obiettivo preciso. Le persone molto concrete e portate a porsi obiettivi ben definiti vedono gli hobby quasi come una perdita di tempo, che potrebbe essere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso il tempo delle vacanze viene impiegato per fare attività che non riusciamo a svolgere in altri momenti dell’anno, ma per permetterci di rilassarci davvero, dovrebbero essere svolte senza un obiettivo preciso.<br />
Le persone molto concrete e portate a porsi obiettivi ben definiti vedono gli hobby quasi come una perdita di tempo, che potrebbe essere speso in altro, e si chiedono l’utilità del fare qualcosa che non abbia finalità definite.<br />
Se pensiamo al gioco dei bambini, spesso ha un risvolto emotivo e una funzione compensatrice che consente di realizzare un qualsiasi desiderio e ricreare situazioni immaginarie. Attraverso i giochi simbolici i bambini possono sdrammatizzare una situazione, trovando un canale in cui scaricare lo stress e ricreare una situazione per come avrebbero voluto che andasse. Diversamente gli adulti non hanno questa possibilità e non riescono a scaricare lo stress provocato dai ritmi frenetici della vita quotidiana.<br />
Secondo lo psichiatra Stuart Brown esistono tre modi per aumentare i momenti di gioco nella vita degli adulti:<br />
• Dedicarsi a qualsiasi forma di movimento attivo come fare una passeggiata<br />
• Usare le mani per creare qualcosa che diverte, anche se non ha un’utilità<br />
• Unirsi ad altre persone per impegnarsi insieme in attività sociali senza uno scopo apparente.</p>
<p>Inoltre il gioco è direttamente legato allo sviluppo della corteccia prefrontale, la regione del cervello responsabile di gran parte di ciò che chiamiamo cognizione. Quindi un altro motivo per cui è bene dedicarsi a degli hobby, come forma di gioco adulto, è per la funzione di neuro plasticità, in quanto aiutano a “plasmare” il cervello. Più ci si ingegna a trovare soluzioni nuove e più si diventa abili, più si gioca e fantastica, più ci si abitua a farlo, creando nuove possibilità conoscitive, stimolando la nostra coscienza.<br />
Inoltre occupare il proprio tempo in qualcosa in cui si riesce bene, aumenta la propria sicurezza, migliorando la propria padronanza e il senso di efficacia anche in altri campi.<br />
Il gioco è uno strumento che aumenta il nostro benessere e promuove lo sviluppo umano su tutti i livelli.<br />
E cosa fare quando le vacanze sono finite?<br />
Bisognerebbe riuscire a individuare un’attività piacevole, senza programmarla troppo, ma lasciando che entrino in campo l’immaginazione e l’improvvisazione.<br />
Prova a pensare a quanti momenti così ti concedi oggi e se ritieni siano troppo pochi allenati a ritagliartene sempre di più. Inizialmente questi momenti vanno cercati volontariamente, “giocando” una volta al giorno; una volta innescato il meccanismo, questo sarà sempre più automatico, permettendoti di ricavare spazi di benessere anche facendo piccole cose.</p>
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		<title>I sogni son desideri?</title>
		<link>https://chiarazani.it/i-sogni-son-desideri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Mar 2018 19:30:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Perché sogniamo? Freud riteneva che i sogni fossero l&#8217;espressione di pensieri ed emozioni che il nostro inconscio cerca di ignorare durante il giorno. E&#8217; stato verificato sperimentalmente che nella fase rem del sonno, quella più vicina al risveglio, i sogni sono ricchi di interazioni aggressive. Attraverso i sogni il cervello rilascia energia e pressioni accumulate [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Perché sogniamo?<br />
</strong>Freud riteneva che i sogni fossero l&#8217;espressione di pensieri ed emozioni che il nostro inconscio cerca di ignorare durante il giorno. E&#8217; stato verificato sperimentalmente che nella fase rem del sonno, quella più vicina al risveglio, i sogni sono ricchi di interazioni aggressive. Attraverso i sogni il cervello rilascia energia e pressioni accumulate durante la giornata, favorendo un processo utile per l&#8217;equilibrio emotivo.<br />
<strong>Solo alcune persone sognano?</strong><br />
Tutti sognano, fino a 12 sogni per notte, ma al risveglio ci si ricorda solo parte di quanto sognato. Il 20% della popolazione riferisce di non sognare mai e chi nutre interesse per i sogni ne ricorda di più. Se si vuole lavorare sui propri sogni è buona abitudine annotarli brevemente appena svegli, le attività della giornata potrebbero modificarne il contenuto originario.<br />
<strong>Ci sono significati universali?<br />
</strong>Le persone attribuiscono significati diversi ad una stessa immagine, quindi non è possibile leggere i contenuti dei sogni in modo assoluto. Quello che per una persona può rappresentare qualcosa di positivo e rassicurante, per un&#8217;altra può generare paura o ribrezzo. Animali molto presenti nei sogni, ad esempio, sono serpenti, topi e ragni, che nella cultura occidentale sono sinonimo di pericolo, ma che in altre culture possono avere accezioni positive.<br />
<strong>Possono predire il futuro? </strong><br />
I sogni possono anticipare il futuro, ad esempio se si sogna di litigare con il partner, questo potrebbe riflettere una relazione già tesa ed una situazione emotiva che facilmente potrebbe sfociare in un litigio quando ci si sveglia.<br />
Nei casi in cui si sogna di vincere qualcosa e quanto sognato si avvera, si tratta di coincidenze. Quante volte sogniamo di realizzare un desiderio e quante volte realmente si realizza?<br />
<strong>E gli incubi? </strong><br />
Sono un tentativo poco riuscito di gestire ansie dovute ad uno stimolo o ad un conflitto. Alcune persone riferiscono di avere sempre lo stesso incubo, forse perché riguarda un tema difficile nella loro fase di vita.<br />
Se gli incubi si trasformano in sogni positivi possono indicare che la persona si sente pronta ad affrontare quel problema.<br />
<strong>Come possono essere utilizzati i sogni? </strong><br />
Il lavoro sui sogni può aiutare a rintracciare ciò che causa problemi nella vita reale, di cui spesso le persone non sono consapevoli.<br />
Dato che non ci sono significati universali legati ai contenuti del sogno, la persona verrà guidata dallo psicologo nella ricerca di dettagli e possibili riletture di modi di pensare ed agire, presenti nel sogno, come nella vita quotidiana, ma poco funzionali al benessere.<br />
Ci sono sogni che rispecchiano il modo di essere della persona e quindi non trasmettono messaggi particolari e sogni che invece possono dare alcune indicazioni. In questo tipo di sogni sono presenti desideri più o meno consci, che potrebbero rappresentare un modo per risolvere alcuni momenti di difficoltà, veicolando risorse per la loro risoluzione.</p>
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		<title>L&#8217;ansia può servire?</title>
		<link>https://chiarazani.it/lansia-puo-servire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2018 15:34:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; difficile riuscire a crederci, soprattutto se la avverti spesso, ma l&#8217;ansia ha contribuito alla sopravvivenza della nostra specie ed è ancora oggi utile in alcune occasioni. L&#8217;ansia è un insieme di sensazioni che ti comunica che potrebbero accadere delle cose spiacevoli intorno a te. Se ad esempio ti trovi in situazioni in cui potresti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; difficile riuscire a crederci, soprattutto se la avverti spesso, ma l&#8217;ansia ha contribuito alla sopravvivenza della nostra specie ed è ancora oggi utile in alcune occasioni.<br />
L&#8217;ansia è un insieme di sensazioni che ti comunica che potrebbero accadere delle cose spiacevoli intorno a te.<br />
Se ad esempio ti trovi in situazioni in cui potresti essere aggredito, l&#8217;ansia ti permette di avvertire il pericolo e di attivarti per proteggerti. Ti permette di guardare attentamente la strada prima di attraversare, di guidare in modo prudente e di evitare di passeggiare da solo in alcune zone malfamate della tua città.<br />
In generale l&#8217;ansia, oltre che per proteggerci, ci è utile anche per attivare la giusta energia per dirigerci verso alcuni obiettivi. Tuttavia, ci sono vari tipi e gradi di ansia, da quella buona e costruttiva a quella che crea sensazioni di soffocamento, tremori e panico. Queste ultime forme d&#8217;ansia, al posto che proteggerti, possono interferire con lo svolgimento delle azioni quotidiane.</p>
<p>L&#8217;ansia &#8220;utile&#8221; a proteggerti dai pericoli è basata su <strong>paure realistiche e razionali</strong> (per riprendere gli esempi di prima, le paure potrebbero essere le macchine che sfrecciano lungo la strada, la presenza  di possibili scippatori in una via..).<br />
Molte paure, però, sono piuttosto irrealistiche. Ad esempio la paura di prendere l&#8217;ascensore per la possibilità di rimanere intrappolato per giorni tra due piani, è piuttosto irrealistica perché è improbabile che si verifichi.<br />
Spesso trasformiamo una probabilità minima in una probabilità altissima, basti pensare alla fobia dell&#8217;aereo, che porta a rifiutarsi di viaggiare per la paura di morire.<br />
L&#8217;ansia &#8220;inutile&#8221; fa vedere il pericolo quando non c&#8217;è o è minimo.</p>
<p>Come capire dunque se l&#8217;ansia è fondata o &#8220;inutile&#8221;? Basandosi sulla <strong>probabilità</strong>, sulla possibilità che un pericolo si presenti.<br />
Un altro errore è credere che se qualcuno ha affrontato una situazione pericolosa, allora potrà accadere facilmente anche a te. Ad esempio, puoi sentire che una persona è rimasta intrappolata nell&#8217;ascensore del centro commerciale, ma non è detto che accada anche a te.<br />
Un altro errore è vedere solo gli estremi: o non rimarrò mai intrappolata nell&#8217;ascensore, oppure se succederà morirò.</p>
<p>L&#8217;ansia &#8220;inutile&#8221; deriva da <strong>pensieri sbagliati ed esagerati</strong>, che fanno avverare le conseguenze peggiori che avevi previsto, proprio perché l&#8217;ansia blocca ogni possibilità di azione e di scelta sulla tua vita (ad esempio, se pensi che un esame sarà un fallimento, questa paura bloccherà il tuo pensiero, impedendoti di rispondere alle domande).<br />
Ogni cosa pensata per proteggerci, ma che arriva a proteggere troppo, fa questo effetto: pensa alle mamme che coprono i figli in estate come in inverno, l&#8217;azione è la stessa, ma diventa dannosa se fatta in assenza di un reale pericolo, come può essere il freddo per un bambino neonato.</p>
<p>La buona notizia è che molte ansie così come le creiamo, possiamo eliminarle, partendo dal vedere le situazioni per come sono, evitando di renderle più grandi.</p>
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		<title>Accettare gli altri o arrabbiarsi sempre?</title>
		<link>https://chiarazani.it/accettare-gli-altri-o-arrabbiarsi-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jul 2017 19:41:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[aggressività]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[dolori muscolari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso le persone vorrebbero non provare le emozioni che chiamano “negative” come l’ansia, la tristezza e la rabbia. Tuttavia, queste emozioni talvolta possono essere appropriate, se si presentano in alcuni contesti. Ad esempio è normale sentirsi ansiosi prima di un esame perché questa emozione ci predispone ad essere maggiormente attenti e pronti a rispondere in modo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso le persone vorrebbero non provare le emozioni che chiamano “negative” come l’ansia, la tristezza e la rabbia. Tuttavia, queste emozioni talvolta possono essere appropriate, se si presentano in alcuni contesti.<br />
Ad esempio è normale sentirsi ansiosi prima di un esame perché questa emozione ci predispone ad essere maggiormente attenti e pronti a rispondere in modo adeguato a ciò che viene richiesto, così come essere tristi dopo la partenza di un amico che tornerà tra qualche anno serve per prenderci del tempo per curare le nostre ferite.<br />
Ovviamente ognuna di queste emozioni dev’essere dosata perché diversamente ne saremmo sopraffatti.</p>
<p>A volte, tuttavia, non è facile controllare le emozioni, anche perché viviamo a contatto con altre persone che possono imporsi, trattarci con prepotenza o essere aggressive. In queste situazioni l’emozione che scatterà in noi molto probabilmente sarà la rabbia, la voglia di comportarsi allo stesso modo, se non addirittura vendicarsi, se si tratta di questioni importanti.<br />
Ma quanto questo atteggiamento porta a dei vantaggi?<br />
La rabbia influisce negativamente sulla nostra salute, causando molti problemi psicosomatici (mal di testa, problemi allo stomaco, dolori muscolari..). Inoltre quest’emozione spinge ad agire in modo impulsivo, non riuscendo a modificare le situazioni che ci infastidiscono. Quest’ultimo sembra essere l’unico obiettivo che abbiamo quando siamo arrabbiati: modificare gli altri e il loro modo di fare, aspettarsi che si comportino bene, ma è proprio questa pretesa che genera sofferenza e frustrazione.<br />
Il passaggio inevitabile, quindi, è quello dell’accettazione dell’altro, anche di quello che tratta male noi o chi ci circonda, limitandoci a giudicare inappropriati i suoi comportamenti, i suoi pensieri, ma non tutta la sua persona, facendola rientrare nelle categorie “giusta” o “sbagliata”.<br />
Se, ad esempio, un collega ti risponde in modo brusco mentre state preparando un lavoro insieme, ma tu fossi riuscito ad accettarlo così com’è riusciresti a distinguere la persona da quello che ha fatto in quel momento.<br />
Magari ti ha trattato in malo modo perché ha discusso con sua moglie poco prima, perché il figlio non vuole più andare a scuola o per altri motivi che non puoi conoscere. Così facendo non ti arrabbieresti o comunque impareresti a vedere quello che accade in modo parziale, come un &#8220;attacco&#8221; limitato e non un &#8220;danno&#8221; alla tua persona.<br />
Questo atteggiamento potrebbe portare il tuo collega ad essere consapevole del fatto che ha esagerato, se così non fosse in ogni caso evita che tu trascorra il resto della giornata arrabbiato, magari perdendo anche la concentrazione che ti serve per il lavoro.</p>
<p>Ti consideri una brava persona? Hai mai avuto reazioni eccessive? Probabilmente risponderai sì ad entrambe le domande e questo confermerà la possibilità che anche le brave persone possono sbagliare ed avere comportamenti che generano rabbia.<br />
Se invece non ti consideri una brava persona perché a volte sei stato inadeguato allora forse dovresti cominciare ad accettare te stesso, nonostante tutti gli sbagli che fai. Forse così sarai più disposto ad accettare gli altri, nonostante i loro sbagli e la capacità di farti arrabbiare.</p>
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