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	<title>depressione Archivi - Chiara Zani</title>
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	<description>psicologa Rovato</description>
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		<title>Come migliorare l&#8217;autostima</title>
		<link>https://chiarazani.it/come-migliorare-l-autostima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2020 16:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autostima e crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’autostima si sviluppa nelle prime relazioni con le persone che si prendono cura di noi. Per migliorare l’autostima uno dei primi obiettivi è quello di ridimensionare le aspettative verso di sé e riconoscere i propri punti di forza e i propri limiti. Inoltre è importante continuare a sperimentarsi in situazioni nuove.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Migliorare l&#8217;autostima</strong> ridimensionare le aspettative verso di sé</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Che cos&#8217;è l&#8217;autostima?</h2>
<p>L&#8217;<strong>autostima</strong> è l&#8217;insieme delle valutazioni che la persona dà di sé.<br />
Contribuiscono alla costruzione dell&#8217;autostima le relazioni con gli altri, come gli altri ci percepiscono e che opinioni esprimono su di noi.<br />
Un altro fattore che porta alla costruzione della propria autostima è il confronto.<br />
Il confronto che le persone fanno con gli altri ed il confronto con il proprio ideale.<br />
Il sé ideale rappresenta ciò che la persona vorrebbe essere, che può essere uno stimolo al miglioramento, ma può essere anche fonte di sofferenza.<br />
Se tra il sé ideale, ciò che la persona vorrebbe essere ed il sé reale, ciò che la persona è, c&#8217;è una discrepanza forte, questo può generare insoddisfazione e malessere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Da dove nasce l&#8217;autostima?</h2>
<p><strong>L&#8217;autostima si sviluppa nelle prime relazioni</strong> con le persone che si prendono cura di noi.<br />
Se un bambino sente di essere accettato ed amato così com&#8217;è e non per quello che fa, questo <a href="https://chiarazani.it/impegnati-anche-se-forse-non-vincerai/"><strong>aumenterà fortemente la fiducia in sé</strong></a>.<br />
Accettare non significa permettere al bambino di fare qualsiasi cosa, ma imparare ad accoglierlo anche se non risponde esattamente alle proprie aspettative (ad es. rispetto al rendimento scolastico o alla buona riuscita nei vari ambiti della vita).<br />
Uno dei rischi presenti nello stile educativo attuale, infatti, è essere <a href="https://chiarazani.it/lautostima-degli-adolescenti/">eccessivamente richiedenti verso i propri figli</a>, chiedendo loro più o meno esplicitamente di essere perfetti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Come si può migliorare l&#8217;autostima?</h2>
<p>Dato che spesso la scarsa autostima deriva da un ideale di sé molto elevato, uno dei primi obiettivi è <strong>ridimensionare le aspettative verso di sé</strong>.<br />
Rendere l&#8217;immagine di sé ideale più vicina alle proprie possibilità e competenze, per poter migliorare alcune caratteristiche della propria persona, senza però essere costantemente frustrati.</p>
<p>Per la buona riuscita di questo processo è essenziale riconoscere i propri punti di forza, ma anche i propri limiti.<br />
A questo proposito è scorretta l&#8217;idea che chi ha una buona autostima si sente invincibile o sempre capace.<br />
Tra le strategie principali per accrescere la propria autostima (Maria Beatrice Toro, 2010) vi sono:</p>
<ul>
<li>Modificare le proprie aspettative: formulare aspettative maggiormente compatibili con la realtà e le proprie caratteristiche personali</li>
<li>Migliorare il proprio dialogo interno: dare messaggi positivi alla propria mente, rispetto alla valutazione di sé</li>
<li>Modificare il modo di spiegare i propri insuccessi: riconoscere quelli che non dipendono da sé, ma da situazioni avverse, non sempre controllabili</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2>L&#8217;autostima e l&#8217;importanza di sperimentarsi</h2>
<p>Oltre alle strategie indicate, uno degli aspetti che permette alla persona di accrescere la propria autostima è l&#8217;esperienza.<br />
Più situazioni la persona ha affrontato, più avrà affinato le proprie capacità e competenze.<br />
Continuando a sperimentarsi in situazioni nuove, aumenta la fiducia nelle proprie capacità di affrontarle. Questo si riferisce al concetto di &#8220;autoefficacia&#8221; espresso da Bandura (2000), che influenza fortemente l&#8217;autostima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Come la psicoterapia può migliorare l&#8217;autostima?</h2>
<p>Un <a href="https://chiarazani.it/">percorso di psicoterapia</a> permette di entrare in contatto con risorse e limiti, per arrivare ad una conoscenza di sé più globale ed obiettiva.<br />
Questo permette di ridimensionare il rapporto con se stessi, con le aspettative verso di sé e verso gli altri e di conseguenza <strong>migliora la propria autostima</strong>.<br />
Un altro fattore in grado di modificare la percezione di sé, talvolta distorta e carica di pensieri negativi, è la relazione terapeutica. In particolare il clima di ascolto, empatia e non giudizio che caratterizza la psicoterapia.</p>
<h2>Studio di Psicoterapia a Rovato BS</h2>
<p>Per richiedere maggiori informazioni contatta Chiara Zani Psicologa Psicoterapeuta &#8211; V. M, Via Maria Coffetti, 21, 25038 Rovato BS &#8211; Telefono <span class="roma-contacts-item-value"><a href="tel:+393337085249">333 70 85 249</a> &#8211; mail </span><span class="roma-contacts-item-value"><a href="mailto:info@chiarazani.it">info@chiarazani.it</a></span></p>
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		<title>Cosa sono gli attacchi di panico?</title>
		<link>https://chiarazani.it/cosa-sono-gli-attacchi-di-panico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 10:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[ansiolitici]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una situazione che crea paura e tensione, il battito cardiaco accelerato, il ritmo respiratorio e la sudorazione che aumentano, l&#8217;impressione di perdere i sensi. I pensieri che si fanno minacciosi, come a dire che sta accadendo qualcosa che non si riesce a gestire (&#8220;Non respiro&#8221;, &#8220;E se mi sento male?&#8221;, &#8220;Mi sta venendo un infarto?&#8221;). [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una situazione che crea paura e tensione, il battito cardiaco accelerato, il ritmo respiratorio e la sudorazione che aumentano, l&#8217;impressione di perdere i sensi.<br />
I pensieri che si fanno minacciosi, come a dire che sta accadendo qualcosa che non si riesce a gestire (&#8220;Non respiro&#8221;, &#8220;E se mi sento male?&#8221;, &#8220;Mi sta venendo un infarto?&#8221;).<br />
La preoccupazione aumenta, le sensazioni corporee si fanno sempre più forti, fino a portare all&#8217;attacco di panico.</p>
<p>Secondo il modello del Circolo vizioso del panico (Clark, 1986 – Modificato da Wells, 1997) alla base c&#8217;è uno <strong>stimolo</strong> scatenante esterno o interno che viene <strong>percepito come minaccioso </strong>e che attiva le sensazioni somatiche del panico.<br />
Seguono poi una serie di pensieri che alimentano le sensazioni corporee, dando vita a una circolo che sembra non riuscire ad interrompersi.<br />
La persona ha la sensazione che le cose attorno a lei le sfuggano e tenta in ogni modo di controllarle.<br />
L&#8217;aspetto paradossale è che più una persona cerca di controllare le situazioni che la spaventano, più rimarrà in ascolto di alcuni parametri fisiologici (battito cardiaco, ritmo del respiro..).<br />
E proprio il controllo dei parametri farà in modo che questi si altereranno, perché se ne altera la loro spontaneità.<br />
In questi casi si parla di persone che &#8220;cadono nella trappola del controllo che fa perdere il controllo&#8221; (Nardone).</p>
<p>Ci sono inoltre due copioni comportamentali che solitamente vengono adottati da chi soffre di attacchi di panico:<br />
-l&#8217;<strong>evitamento</strong> di alcune situazioni<br />
-la <strong>richiesta di protezione</strong><br />
La persona tende a evitare le situazioni che vive come disturbanti, ma così facendo cresce la convinzione che siano impossibili da affrontare, fino a farle diventare ancor più minacciose.<br />
La richiesta di protezione riguarda, invece, il bisogno di garantirsi la vicinanza di qualcuno, che conosca il malessere della persona e possa intervenire per sedarlo.<br />
Questo con il tempo porta la persona che soffre di attacchi di panico a strutturare relazioni di dipendenza, basate sulla richiesta di aiuto, piuttosto che su una dinamica di scambio reciproco e parità.<br />
Entrambi i comportamenti, quindi, fanno sì che la persona abbia sempre meno fiducia in sé e nella possibilità di farcela da sola.</p>
<p>Inoltre, spesso le persone che hanno attacchi di panico se ne vergognano, perché temono che questo malessere li faccia percepire agli altri come deboli.<br />
Si innescano così ulteriori pensieri e valutazioni su di sé che rinforzano la <strong>sensazione di inadeguatezza</strong>.<br />
E&#8217; come se si innescassero una serie di meccanismi che la persona vorrebbe solo mettere a tacere.<br />
Molto spesso a dare l&#8217;illusione di bloccare le reazioni di paura sono i farmaci. Alcuni possono aiutare a ridurre il malessere percepito, ma i farmaci, non associati a una psicoterapia, sono efficaci solo inizialmente.<br />
Ancora una volta perché subentra il meccanismo del delegare il problema a qualcosa di esterno, proprio come accade quando si chiede la protezione di una persona vicina.</p>
<p>Per questi motivi è importante che sia la persona stessa ad affrontare quello che sta vivendo e a <strong>modificare i propri meccanismi di pensiero</strong> e di reazione ad alcune situazioni.<br />
La terapia cognitivo-comportamentale si è rivelata uno dei trattamenti più efficaci, proprio perché non sono le situazioni in sé a scatenare gli attacchi di panico, ma il modo in cui le persone le interpretano.<br />
Il trattamento prevede la sostituzione dei pensieri disfunzionali, che generano malessere, con pensieri più vicini alla realtà e che permettano di viverla in maniera più obiettiva e serena.</p>
<h2 style="text-align: center;">Prenota un consulto a Rovato</h2>
<p>Se vuoi approfondire la degli <strong>attacchi di panico</strong> con la dott.ssa Chiara Zani psicologa e psicoterapeuta puoi prenotare un consulto a Rovato attraverso la pagina dei <a href="https://chiarazani.it/">contatti</a></p>
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		<title>La trappola della felicità</title>
		<link>https://chiarazani.it/la-trappola-della-felicita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2018 12:16:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letture consigliate]]></category>
		<category><![CDATA[accettazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando delle persone si rivolgono a me, durante i primi colloqui chiedo loro che aspettative hanno rispetto al percorso che vogliono intraprendere. Spesso le risposte sono: &#8220;Vorrei essere felice&#8221;, &#8220;Non vorrei più star male&#8221;, &#8220;Vorrei che i rapporti con le persone fossero sempre sereni&#8221;. Le persone vorrebbero evitare di soffrire o trovarsi in situazioni spiacevoli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando delle persone si rivolgono a me, durante i primi colloqui chiedo loro che aspettative hanno rispetto al percorso che vogliono intraprendere.<br />
Spesso le risposte sono: &#8220;Vorrei essere felice&#8221;, &#8220;Non vorrei più star male&#8221;, &#8220;Vorrei che i rapporti con le persone fossero sempre sereni&#8221;.<br />
Le persone vorrebbero evitare di soffrire o trovarsi in situazioni spiacevoli e se questo da una parte può essere un desiderio comprensibile, dall&#8217;altra è poco realistico.<br />
Il titolo del libro deriva proprio da questo, la &#8220;trappola&#8221; sta proprio nel credere che sia possibile costruire una vita in cui essere costantemente felici.<br />
L&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo rispetto alla capacità di soddisfare molti desideri e di controllare l&#8217;ambiente che lo circonda, per renderlo più affine alle sue esigenze, non significa che possa avere pieno controllo anche sulle sue emozioni.<br />
Un&#8217;altra tendenza è credere che i pensieri che lo preoccupano siano sempre veri. Talvolta se leggiamo notizie su un giornale arriviamo a pensare che il contenuto possa essere stato leggermente distorto dal giornalista, di un pensiero politico o di un altro. Perché non pensiamo che la stessa cosa possa accadere anche con i nostri pensieri?<br />
La nostra mente spesso ripropone le stesse &#8220;storie&#8221; quando ci troviamo in alcune situazioni, eppure non arriviamo a credere che siano pensieri poco obiettivi, ma giudichiamo noi stessi.<br />
Rispetto a questo, uno degli esercizi più utili presenti nel libro è quello in cui viene chiesto di immaginarsi ad ottant&#8217;anni a ripensare alla propria vita com&#8217;è oggi, completando alcune frasi:<br />
-Ho passato troppo tempo a preoccuparmi di&#8230;<br />
-Ho dedicato troppo poco tempo a&#8230;<br />
-Se potessi tornare indietro, quello che farei diversamente d&#8217;ora in avanti&#8230;<br />
A volte c&#8217;è una netta differenza tra ciò a cui diamo valore e ciò che facciamo nella realtà per realizzarlo.<br />
Sono le nostre azioni che fanno la differenza, più che i pensieri che ci tormentano e che crediamo assoluti o le emozioni che cerchiamo di controllare.</p>
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