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	<title>figli Archivi - Chiara Zani</title>
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	<description>psicologa Rovato</description>
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		<title>Impegnati, anche se forse non vincerai</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2019 14:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Genitorialità]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che si trasmette ai figli influenza fortemente le loro aspettative e il modo in cui affrontano le situazioni. I bambini a cui è stato detto che nel futuro avrebbero potuto fare tutto quello che volevano, diventano spesso adolescenti tristi e delusi. Nonostante un bambino, poi adolescente, si impegni con tutte le sue forze, non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che si trasmette ai figli influenza fortemente le loro aspettative e il modo in cui affrontano le situazioni.<br />
I bambini a cui è stato detto che nel futuro avrebbero potuto fare tutto quello che volevano, diventano spesso adolescenti tristi e delusi.<br />
Nonostante un bambino, poi adolescente, si impegni con tutte le sue forze, non sempre otterrà ciò che vuole.<br />
Lo psicologo e premio Nobel per l&#8217;economia, Daniel Kahneman spiega che il successo non deriva solo dal proprio talento, ma anche da una buona dose di fortuna.<br />
Questo per dire che non abbiamo il controllo su tutte le variabili che garantiscono un buon risultato ed è bene saperlo.<br />
Al contrario, c&#8217;è il rischio che gli adolescenti vivano le prime frustrazioni e i primi inusccessi come qualcosa di estremamente negativo, piuttosto che qualcosa di possibile e normale.<br />
Mi piace sottolineare quest&#8217;ultima parola &#8220;normale&#8221;, perché in una società in cui conta la performance, a volte ci si dimentica che prima di un buon risultato ci sono la fatica, i tentativi ed alcuni insuccessi.<br />
Non significa rassegnarsi e pensare che non si otterrà mai nulla, ma prepararsi a tutte le possibilità.<br />
Avere un buon esame di realtà significa avere la consapevolezza dei propri punti di forza, ma anche dei limiti, interni ed esterni.<br />
Spesso sono gli stessi genitori a non accettare la possibilità che il proprio figlio non sia eccellente o non emerga sugli altri, trasmettendo una serie di aspettative.<br />
Il problema si presenta quando i figli, pur di non deludere i genitori ed avere buoni risultati, fanno i tentativi più disparati. Ad esempio, quando a scuola un ragazzino arriva a copiare durante le verifiche per prendere voti alti, oppure fa male ad un avversario durante una partita di calcio pur di vincere.<br />
Se invece il genitore è realistico saprà esserlo anche verso il figlio, che a sua volta non sentirà la pressione costante per &#8220;riuscire&#8221;, avere successo ed emergere a tutti i costi.<br />
Così facendo avrà meno ansia e affronterà in modo più sereno i propri compiti, sapendo che a volte raggiungerà i propri obiettivi ed altre volte no, senza che questo rappresenti un fallimento irrecuperabile.</p>
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		<title>L&#8217;autostima degli adolescenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Feb 2019 11:06:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adolescenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti genitori dichiarano di essere preoccupati per i figli adolescenti, che hanno un umore altalenante ed una scarsa autostima, chiedendo cosa sia possibile fare per aumentarla. Quando gli viene chiesto di descrivere il figlio, molto spesso parlano del figlio e di come avrebbero voluto che fosse, quindi del figlio ideale. Questo racchiude tutte le aspettative [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Molti genitori dichiarano di essere preoccupati per i figli adolescenti, che hanno un umore altalenante ed una scarsa autostima, chiedendo cosa sia possibile fare per aumentarla.<br />
Quando gli viene chiesto di descrivere il figlio, molto spesso parlano del figlio e di come avrebbero voluto che fosse, quindi del figlio ideale. Questo racchiude tutte le aspettative che ogni genitore ha, ma che molto spesso non sono soddisfatte perché ogni ragazzo, per quanto educato e cresciuto con alcuni criteri, poi prende la sua strada, in base alle sue caratteristiche, alle sue capacità ed ai suoi interessi, che spesso non coincidono con quelli dei genitori.<br />
La cosa migliore da fare è adeguare le proprie aspettative al livello raggiungibile dal ragazzo, sulla base di cosa sa fare, cosa gli piace fare e cosa immagina per sé.<br />
Osservando questi aspetti è più facile partire dal punto di vista del figlio, piuttosto che da sé. Infatti un altro aspetto importante da considerare è che gli adolescenti sono in crescita, con tutte le insicurezze del caso, mentre i genitori sono adulti, con alcune certezze in più e strumenti per affrontare il mondo piuttosto consolidati.<br />
Uno degli strumenti più importanti da sviluppare in adolescenza è proprio la capacità di scegliere, ma se si impongono degli obiettivi (che scuola frequentare, che sport praticare..) questa possibilità di sperimentarsi viene meno.<br />
Un adolescente deve provare a prendere delle decisioni, sulla base di quello che gli piace, imparando anche ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni. La funzione del genitore in questa fase è quella di offrire un sostegno e aiutare a tracciare un piano coerente con le decisioni del figlio, ma senza fare lo sforzo al posto suo.<br />
La sicurezza, infatti, si costruisce provando più volte ad affrontare una situazione in prima persona e talvolta anche sbagliando.<br />
Per un genitore può essere difficoltoso &#8220;assistere&#8221; a questo processo, lasciando che il figlio faccia degli errori, la tentazione è quella di intervenire o dire &#8220;te l&#8217;avevo detto&#8221;, ma la cosa migliore che può fare un genitore in questa fase è sostenere il figlio, anche dopo un insuccesso dimostrandogli di accettarlo nonostante i suoi sbagli.<br />
E&#8217; molto rassicurante per una persona in crescita sapere di poter sbagliare e comunque non perdere la stima dei genitori, che rappresentano ancora un importante punto di riferimento, anche se ci si comincia ad affacciare al mondo esterno, dei coetanei e delle novità.</p>
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		<title>Quante volte guardi il tuo telefono?</title>
		<link>https://chiarazani.it/quante-volte-guardi-il-tuo-telefono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2018 17:28:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza patologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; risaputo che gli smartphone sono ormai parte della nostra vita e ci permettono di rimanere connessi costantemente con il mondo, ma quanto questa connessione con gli altri è una reale comunicazione? A questo proposito ti invito a fare una piccola autosservazione: partendo da domani mattina conta quante volte guardi il tuo cellulare e tra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; risaputo che gli smartphone sono ormai parte della nostra vita e ci permettono di rimanere connessi costantemente con il mondo, ma quanto questa connessione con gli altri è una reale comunicazione?<br />
A questo proposito ti invito a fare una piccola autosservazione: partendo da domani mattina conta quante volte guardi il tuo cellulare e tra queste, prova a segnare quante volte è necessario, per esempio per esigenze lavorative o familiari, e quante volte invece potresti evitarlo.<br />
Inoltre prova a rispondere a queste domande:<br />
-Quando fai delle attività (lavorare, guardare la tv, cucinare..) il cellulare è vicino a te?<br />
-Porti un caricabatterie con te per evitare che si scarichi?<br />
-Se lo dimentichi a casa e non puoi recuperarlo, come ti senti?<br />
-Mantieni il cellulare sempre acceso e ti è capitato di addormentarti con il cellulare nel letto?<br />
-Quando ti svegli prima accendi il cellulare o fai colazione?<br />
-Ti infastidisci quando non puoi utilizzarlo a causa della mancanza di campo o perché la batteria è esaurita?<br />
-Come ti senti nelle situazioni in cui non puoi utilizzarlo (riunioni di lavoro, cene formali, celebrazioni religiose..)<br />
Le risposte che hai dato a queste domande possono essere campanelli d&#8217;allarme per ridimensionare il tuo rapporto con il cellulare.</p>
<p>Se si crea la sensazione di perdersi qualcosa se non lo si controlla continuamente allora si sta innescando un meccanismo di dipendenza patologica. Si parla in questi casi di &#8220;Nomophobia&#8221;, una parola derivata dall’abbreviazione inglese «no-mobile-phone» fobia.<br />
La paura sproporzionata di rimanere disconnessi da social e applicazioni è forte al punto che la persona sperimenta sensazioni fisiche simili all’attacco di panico: mancanza di respiro, vertigini, tremori, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico e nausea.<br />
Secondo gli studi di David Greenfield, professore di psichiatria all’Università del Connecticut, l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre forme di dipendenze, perché causa delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettirore che regola il circuito celebrale della ricompensa, incoraggiando le persone a svolgere attività che credono daranno loro piacere.<br />
Altre possibili conseguenze legate all&#8217;uso sregolato del cellulare sono: sviluppare insicurezze relazionali o alimentare la paura del rifiuto, in quanto sui social vi sono prevalentemente immagini di felicità e benessere ostentati (anche se spesso solo apparenti); o sentirsi infastiditi dalle conversazioni e dalle domande del proprio partner o dei figli perché troppo impegnati a controllare sui social o su WhatsApp cosa stanno facendo altre persone.<br />
Per questi motivi è importante mantenere un rapporto equilibrato con il telefonino, concedendosi ogni tanto di spegnerlo o di evitare di guardarlo; un altro suggerimento utile potrebbe essere impostarlo in modo che non vengano segnalate notifiche, per non essere interrotti durante le proprie attività, definendo in quali momenti invece guardare il telefono (es. dopo due ore di studio, solo nella pausa pranzo nel caso si lavori, per i ragazzini solo dopo cena..).<br />
Un&#8217;altra strategia può essere individuare il momento in cui lo usi maggiormente, sforzarti di tenerlo lontano dalla tua vista e in quello spazio trovare delle attività che ti permettano di recuperare piacere in altro modo.<br />
Ora chiudi il pc o il telefono da cui stai leggendo l&#8217;articolo e prova a fare questo esperimento!</p>
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