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	<title>attacchi di panico Archivi - Chiara Zani</title>
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	<description>psicologa Rovato</description>
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		<title>Cosa sono gli attacchi di panico?</title>
		<link>https://chiarazani.it/cosa-sono-gli-attacchi-di-panico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 10:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una situazione che crea paura e tensione, il battito cardiaco accelerato, il ritmo respiratorio e la sudorazione che aumentano, l&#8217;impressione di perdere i sensi. I pensieri che si fanno minacciosi, come a dire che sta accadendo qualcosa che non si riesce a gestire (&#8220;Non respiro&#8221;, &#8220;E se mi sento male?&#8221;, &#8220;Mi sta venendo un infarto?&#8221;). [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una situazione che crea paura e tensione, il battito cardiaco accelerato, il ritmo respiratorio e la sudorazione che aumentano, l&#8217;impressione di perdere i sensi.<br />
I pensieri che si fanno minacciosi, come a dire che sta accadendo qualcosa che non si riesce a gestire (&#8220;Non respiro&#8221;, &#8220;E se mi sento male?&#8221;, &#8220;Mi sta venendo un infarto?&#8221;).<br />
La preoccupazione aumenta, le sensazioni corporee si fanno sempre più forti, fino a portare all&#8217;attacco di panico.</p>
<p>Secondo il modello del Circolo vizioso del panico (Clark, 1986 – Modificato da Wells, 1997) alla base c&#8217;è uno <strong>stimolo</strong> scatenante esterno o interno che viene <strong>percepito come minaccioso </strong>e che attiva le sensazioni somatiche del panico.<br />
Seguono poi una serie di pensieri che alimentano le sensazioni corporee, dando vita a una circolo che sembra non riuscire ad interrompersi.<br />
La persona ha la sensazione che le cose attorno a lei le sfuggano e tenta in ogni modo di controllarle.<br />
L&#8217;aspetto paradossale è che più una persona cerca di controllare le situazioni che la spaventano, più rimarrà in ascolto di alcuni parametri fisiologici (battito cardiaco, ritmo del respiro..).<br />
E proprio il controllo dei parametri farà in modo che questi si altereranno, perché se ne altera la loro spontaneità.<br />
In questi casi si parla di persone che &#8220;cadono nella trappola del controllo che fa perdere il controllo&#8221; (Nardone).</p>
<p>Ci sono inoltre due copioni comportamentali che solitamente vengono adottati da chi soffre di attacchi di panico:<br />
-l&#8217;<strong>evitamento</strong> di alcune situazioni<br />
-la <strong>richiesta di protezione</strong><br />
La persona tende a evitare le situazioni che vive come disturbanti, ma così facendo cresce la convinzione che siano impossibili da affrontare, fino a farle diventare ancor più minacciose.<br />
La richiesta di protezione riguarda, invece, il bisogno di garantirsi la vicinanza di qualcuno, che conosca il malessere della persona e possa intervenire per sedarlo.<br />
Questo con il tempo porta la persona che soffre di attacchi di panico a strutturare relazioni di dipendenza, basate sulla richiesta di aiuto, piuttosto che su una dinamica di scambio reciproco e parità.<br />
Entrambi i comportamenti, quindi, fanno sì che la persona abbia sempre meno fiducia in sé e nella possibilità di farcela da sola.</p>
<p>Inoltre, spesso le persone che hanno attacchi di panico se ne vergognano, perché temono che questo malessere li faccia percepire agli altri come deboli.<br />
Si innescano così ulteriori pensieri e valutazioni su di sé che rinforzano la <strong>sensazione di inadeguatezza</strong>.<br />
E&#8217; come se si innescassero una serie di meccanismi che la persona vorrebbe solo mettere a tacere.<br />
Molto spesso a dare l&#8217;illusione di bloccare le reazioni di paura sono i farmaci. Alcuni possono aiutare a ridurre il malessere percepito, ma i farmaci, non associati a una psicoterapia, sono efficaci solo inizialmente.<br />
Ancora una volta perché subentra il meccanismo del delegare il problema a qualcosa di esterno, proprio come accade quando si chiede la protezione di una persona vicina.</p>
<p>Per questi motivi è importante che sia la persona stessa ad affrontare quello che sta vivendo e a <strong>modificare i propri meccanismi di pensiero</strong> e di reazione ad alcune situazioni.<br />
La terapia cognitivo-comportamentale si è rivelata uno dei trattamenti più efficaci, proprio perché non sono le situazioni in sé a scatenare gli attacchi di panico, ma il modo in cui le persone le interpretano.<br />
Il trattamento prevede la sostituzione dei pensieri disfunzionali, che generano malessere, con pensieri più vicini alla realtà e che permettano di viverla in maniera più obiettiva e serena.</p>
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<p>Se vuoi approfondire la degli <strong>attacchi di panico</strong> con la dott.ssa Chiara Zani psicologa e psicoterapeuta puoi prenotare un consulto a Rovato attraverso la pagina dei <a href="https://chiarazani.it/">contatti</a></p>
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		<title>Cosa ci aspetta ora?</title>
		<link>https://chiarazani.it/cosa-ci-aspetta-ora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 08:23:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[emozioni e covid]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ora che lentamente alcune misure sono state allentate ed è possibile uscire un po&#8217; di più dalle nostre case, cosa può accadere nella nostra mente?</p>
<p>Potremmo sentire la<strong> paura dell&#8217;altro</strong>, percepirlo come qualcuno di potenzialmente pericoloso, da cui dobbiamo stare distanti, per la nostra e la sua sicurezza.<br />
Questo ci permette di stare attenti, aspetto fondamentale in questa fase, ma se questa soglia di attenzione rimane troppo alta e costante, il rischio è che aumentino anche tensione e stress.<br />
E&#8217; importante chiederci quindi dove la giusta attenzione sfocia in forme d&#8217;ansia?<br />
Finora le persone riuscivano in parte a contenere quest&#8217;emozione abituandosi a vivere nei confini della propria casa e questo dava loro una sensazione sicurezza, anche se relativa.<br />
Tuttavia piano piano bisognerà, seppure con mascherine e guanti, tornare a un minimo di socialità, a lavoro o negli spazi aperti dove saranno presenti altre persone.</p>
<p>Se si vorrà mantenere o recuperare un benessere generale, sarà sempre più importante ricordarsi della nostra <strong>parte emotiva</strong> e dei pensieri che ci accompagnano.<br />
I <strong>pensieri</strong> che guideranno i comportamenti delle persone dovranno essere giustamente prudenti, ma dovranno essere anche <strong>realistici</strong> e non eccessivamente allarmanti.<br />
Diversamente, il fatto di ricordarci di alcune regole potrebbe diventare fonte di malessere, più che un aspetto protettivo.</p>
<p>Un&#8217;altra sensazione che si potrebbe provare in questo periodo è la <strong>sfiducia </strong>nel futuro, perché tante condizioni sono cambiate, alcuni hanno perso il lavoro, hanno dovuto reinventarsi o rinviare progetti personali.<br />
Il primo passo da fare è chiedersi &#8220;cosa è rimasto uguale a prima?&#8221; e <strong>&#8220;cosa è possibile fare?&#8221;</strong>.<br />
E&#8217; importante concentrarsi maggiormente su questo, su quello che si può fare, che su quello che non è possibile fare in questo momento.<br />
Il periodo di quarantena che abbiamo vissuto può esserci utile solo se ne ricaviamo qualcosa che può esserci d&#8217;aiuto.</p>
<p>Che sia una riflessione su di noi, su <strong>come siamo davvero</strong>, quando non siamo immersi nel lavoro o nei mille impegni.<br />
Si può anche mantenere, compatibilmente con le indicazioni, la propria <strong>identità personale</strong> e lavorativa, chiedendosi &#8220;Cosa posso fare per continuare a essere quello che ero prima? Per sentirmi competente, anche se magari in modo nuovo?&#8221;.</p>
<p>Inoltre è bene ripartire, oltre che da noi stessi, dalle altre persone.<b></b><br />
Pensare alle <strong>relazioni</strong> che ci circondano, che abbiamo consolidato o gradualmente perso, perché forse è così che doveva andare.</p>
<p>Un aspetto che può esserci d&#8217;aiuto è anche trovare <strong>nuove modalità</strong> per affrontare alcune situazioni o altre fonti di stress che inevitabilmente si presenteranno in futuro.<br />
Per questo motivo, se si riconosce una difficoltà nel gestire questi aspetti è bene prendersene cura, per poter <strong>ripartire</strong> nel miglior modo possibile, un po&#8217; più attrezzati per quello che ci aspetta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;ansia può servire?</title>
		<link>https://chiarazani.it/lansia-puo-servire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2018 15:34:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[aereo]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; difficile riuscire a crederci, soprattutto se la avverti spesso, ma l&#8217;ansia ha contribuito alla sopravvivenza della nostra specie ed è ancora oggi utile in alcune occasioni. L&#8217;ansia è un insieme di sensazioni che ti comunica che potrebbero accadere delle cose spiacevoli intorno a te. Se ad esempio ti trovi in situazioni in cui potresti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; difficile riuscire a crederci, soprattutto se la avverti spesso, ma l&#8217;ansia ha contribuito alla sopravvivenza della nostra specie ed è ancora oggi utile in alcune occasioni.<br />
L&#8217;ansia è un insieme di sensazioni che ti comunica che potrebbero accadere delle cose spiacevoli intorno a te.<br />
Se ad esempio ti trovi in situazioni in cui potresti essere aggredito, l&#8217;ansia ti permette di avvertire il pericolo e di attivarti per proteggerti. Ti permette di guardare attentamente la strada prima di attraversare, di guidare in modo prudente e di evitare di passeggiare da solo in alcune zone malfamate della tua città.<br />
In generale l&#8217;ansia, oltre che per proteggerci, ci è utile anche per attivare la giusta energia per dirigerci verso alcuni obiettivi. Tuttavia, ci sono vari tipi e gradi di ansia, da quella buona e costruttiva a quella che crea sensazioni di soffocamento, tremori e panico. Queste ultime forme d&#8217;ansia, al posto che proteggerti, possono interferire con lo svolgimento delle azioni quotidiane.</p>
<p>L&#8217;ansia &#8220;utile&#8221; a proteggerti dai pericoli è basata su <strong>paure realistiche e razionali</strong> (per riprendere gli esempi di prima, le paure potrebbero essere le macchine che sfrecciano lungo la strada, la presenza  di possibili scippatori in una via..).<br />
Molte paure, però, sono piuttosto irrealistiche. Ad esempio la paura di prendere l&#8217;ascensore per la possibilità di rimanere intrappolato per giorni tra due piani, è piuttosto irrealistica perché è improbabile che si verifichi.<br />
Spesso trasformiamo una probabilità minima in una probabilità altissima, basti pensare alla fobia dell&#8217;aereo, che porta a rifiutarsi di viaggiare per la paura di morire.<br />
L&#8217;ansia &#8220;inutile&#8221; fa vedere il pericolo quando non c&#8217;è o è minimo.</p>
<p>Come capire dunque se l&#8217;ansia è fondata o &#8220;inutile&#8221;? Basandosi sulla <strong>probabilità</strong>, sulla possibilità che un pericolo si presenti.<br />
Un altro errore è credere che se qualcuno ha affrontato una situazione pericolosa, allora potrà accadere facilmente anche a te. Ad esempio, puoi sentire che una persona è rimasta intrappolata nell&#8217;ascensore del centro commerciale, ma non è detto che accada anche a te.<br />
Un altro errore è vedere solo gli estremi: o non rimarrò mai intrappolata nell&#8217;ascensore, oppure se succederà morirò.</p>
<p>L&#8217;ansia &#8220;inutile&#8221; deriva da <strong>pensieri sbagliati ed esagerati</strong>, che fanno avverare le conseguenze peggiori che avevi previsto, proprio perché l&#8217;ansia blocca ogni possibilità di azione e di scelta sulla tua vita (ad esempio, se pensi che un esame sarà un fallimento, questa paura bloccherà il tuo pensiero, impedendoti di rispondere alle domande).<br />
Ogni cosa pensata per proteggerci, ma che arriva a proteggere troppo, fa questo effetto: pensa alle mamme che coprono i figli in estate come in inverno, l&#8217;azione è la stessa, ma diventa dannosa se fatta in assenza di un reale pericolo, come può essere il freddo per un bambino neonato.</p>
<p>La buona notizia è che molte ansie così come le creiamo, possiamo eliminarle, partendo dal vedere le situazioni per come sono, evitando di renderle più grandi.</p>
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