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	<title>Emozioni Archivi - Chiara Zani</title>
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	<description>psicologa Rovato</description>
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		<title>Cibo ed emozioni</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Dec 2018 10:21:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante il cibo sia il grande protagonista di feste di famiglia, trasmissioni tv, fotografie e social, spesso le persone non sono consapevoli di alcuni aspetti che lo riguardano. Ci sono delle azioni, delle cose che diciamo o pensiamo che si ripetono nelle diverse giornate e che impediscono di migliorare il nostro rapporto con il cibo. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante il cibo sia il grande protagonista di feste di famiglia, trasmissioni tv, fotografie e social, spesso le persone non sono consapevoli di alcuni aspetti che lo riguardano.<br />
Ci sono delle azioni, delle cose che diciamo o pensiamo che si ripetono nelle diverse giornate e che impediscono di migliorare il nostro rapporto con il cibo. Ad esempio, avere l&#8217;abitudine di mangiare velocemente o mentre si usano il cellulare o il computer. Un&#8217;altra tendenza sempre più diffusa è quella di seguire diete facilmente reperibili su internet o passate da amici e conoscenti, perdendo così la possibilità di sentire cosa soggettivamente fa bene a una persona, che può non far bene ad un&#8217;altra.<br />
Il modo di mangiare dovrebbe essere la prima forma di cura di sé, un&#8217;azione quotidiana in cui considerare soprattutto i propri bisogni. Ognuno di noi sa che quanto, quando e cosa mangiamo è influenzato dalle nostre emozioni.<br />
Spesso ci si rifugia nel cibo per riempire un vuoto o quando si prova ansia, mentre l&#8217;obiettivo dovrebbe essere imparare ad ascoltare di più le nostre emozioni e mangiare con consapevolezza. Sapere che ci sono diversi tipi di fame, da quella dello stomaco, che può essere dettata dalla tensione o da un reale segnale di fame, a quella del cuore, per cui alcuni cibi ci piacciono di più perché ce li preparavano quando eravamo bambini. Sapere che in alcune occasioni saremo tentati a mangiare di più, ad esempio se litighiamo con qualcuno e se siamo molto stressati. E&#8217; bene esserne consapevoli per poter introdurre modalità nuove e diverse di agire, piuttosto che ripetere gli stessi schemi ed usare il cibo come rifugio. Pensare ad attività alternative al mangiare, cui ricorrere nei momenti di crisi; non ci sono consigli universali, perché anche rispetto a questo è bene partire da ciò che soggettivamente fa star bene, che può essere molto diverso da persona a persona. C&#8217;è chi potrebbe star bene facendo una chiacchierata con un amico, chi uscendo a fare una passeggiata.<br />
Il cibo, infatti, riguarda oltre che il rapporto con sé, anche il rapporto con gli altri. Sia perché spesso vi ricorriamo quando le relazioni non sono soddisfacenti, sia perché le persone che ci circondano influenzano il modo in cui mangiamo o come vediamo il nostro corpo, facendo osservazioni sul nostro aspetto o sul nostro peso che possono portarci anche ad offenderci ed arrabbiarci.<br />
Questo accade prima di tutto perché noi stessi siamo talvolta molto rigidi ed esigenti, ponendoci obiettivi ideali e irraggiungibili sul peso e sulla forma fisica. Così facendo i pensieri critici e le emozioni negative impediscono di vivere in modo sereno il rapporto con il cibo. E&#8217; bella, invece, l&#8217;idea che le emozioni negative siano come nuvole passeggere, che anche se arrivano, non ci turbano troppo e possiamo osservarle allontanarsi piano piano da noi, permettendoci di concentrarci su cosa ci fa star bene.</p>
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		<title>Puoi piangere!</title>
		<link>https://chiarazani.it/puoi-piangere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Nov 2017 22:27:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ti è capitato almeno una volta che qualcuno ti dicesse &#8220;Non piangere&#8221;? La nostra cultura ci insegna fin da bambini a trattenere le lacrime in molte situazioni, imparando che piangere non va bene, non è &#8220;socialmente accettabile&#8221;. Ancor di più, quando si diventa adulti, il pianto viene letto come un comportamento poco adeguato, legato ad [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ti è capitato almeno una volta che qualcuno ti dicesse &#8220;Non piangere&#8221;?<br />
La nostra cultura ci insegna fin da bambini a trattenere le lacrime in molte situazioni, imparando che piangere non va bene, non è &#8220;socialmente accettabile&#8221;.<br />
Ancor di più, quando si diventa adulti, il pianto viene letto come un comportamento poco adeguato, legato ad aspetti infantili e di pertinenza più delle donne che degli uomini.</p>
<p>Il pianto, invece, è un meccanismo &#8220;adulto&#8221;, un sistema molto efficace utilizzato dall&#8217;organismo per liberarsi dallo stress e da tensioni di varia origine.<br />
Il nostro corpo è impostato per la sopravvivenza, quindi è bene lasciare che trovi le proprie modalità per superare i momenti di difficoltà, anche attraverso il pianto.<br />
Non è un&#8217;azione volontaria e questo spiega il suo valore a livello evolutivo, se piangere fosse un comportamento poco utile per l&#8217;uomo, probabilmente si sarebbe estinto.<br />
E invece accade che dopo un pianto tendenzialmente ci sentiamo alleggeriti e l&#8217;umore migliora.</p>
<p>E&#8217; come se avessimo un vaso pieno d&#8217;acqua e volessimo metterci un bel mazzo di fiori: l&#8217;acqua inevitabilmente uscirebbe dal vaso. Noi siamo come il vaso, per permettergli di accogliere il mazzo di fiori, che per noi rappresenta qualcosa di buono, nuove esperienze ed emozioni, dobbiamo prima vuotarlo d&#8217;acqua, così come il corpo si svuota di lacrime quando ne ha bisogno.<br />
Il problema è che &#8220;liberare il vaso&#8221; e piangere comporta che la persona accetti il proprio dolore e provi ad entrarci in contatto, piuttosto che evitarlo, per mantenere un apparente benessere e un&#8217;immagine forte di fronte agli altri.<br />
Se limitiamo le nostre emozioni, anche quelle che consideriamo negative, limitiamo la nostra vita. Se decidiamo di anestetizzarci al dolore, sentiremo in modo meno intenso anche le altre emozioni e le sensazioni di piacere che le accompagnano.<br />
Non ci sono regole per essere felici che non passino dall&#8217;accettazione di tutti gli aspetti di sé, anche di quelli che vorremmo evitare e che ci provocano dolore, ma solo così si può accedere realmente a qualcosa di diverso.<br />
Un primo esercizio potrebbe essere autorizzarti a piangere e permettere anche a chi hai accanto di poterlo fare, creando con il trascorrere del tempo una cultura nuova, dove l&#8217;essere uomini e donne passi anche dal poter piangere senza sentirsi fragili o inadeguati.</p>
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		<title>Accettare gli altri o arrabbiarsi sempre?</title>
		<link>https://chiarazani.it/accettare-gli-altri-o-arrabbiarsi-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jul 2017 19:41:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[aggressività]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[dolori muscolari]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso le persone vorrebbero non provare le emozioni che chiamano “negative” come l’ansia, la tristezza e la rabbia. Tuttavia, queste emozioni talvolta possono essere appropriate, se si presentano in alcuni contesti. Ad esempio è normale sentirsi ansiosi prima di un esame perché questa emozione ci predispone ad essere maggiormente attenti e pronti a rispondere in modo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso le persone vorrebbero non provare le emozioni che chiamano “negative” come l’ansia, la tristezza e la rabbia. Tuttavia, queste emozioni talvolta possono essere appropriate, se si presentano in alcuni contesti.<br />
Ad esempio è normale sentirsi ansiosi prima di un esame perché questa emozione ci predispone ad essere maggiormente attenti e pronti a rispondere in modo adeguato a ciò che viene richiesto, così come essere tristi dopo la partenza di un amico che tornerà tra qualche anno serve per prenderci del tempo per curare le nostre ferite.<br />
Ovviamente ognuna di queste emozioni dev’essere dosata perché diversamente ne saremmo sopraffatti.</p>
<p>A volte, tuttavia, non è facile controllare le emozioni, anche perché viviamo a contatto con altre persone che possono imporsi, trattarci con prepotenza o essere aggressive. In queste situazioni l’emozione che scatterà in noi molto probabilmente sarà la rabbia, la voglia di comportarsi allo stesso modo, se non addirittura vendicarsi, se si tratta di questioni importanti.<br />
Ma quanto questo atteggiamento porta a dei vantaggi?<br />
La rabbia influisce negativamente sulla nostra salute, causando molti problemi psicosomatici (mal di testa, problemi allo stomaco, dolori muscolari..). Inoltre quest’emozione spinge ad agire in modo impulsivo, non riuscendo a modificare le situazioni che ci infastidiscono. Quest’ultimo sembra essere l’unico obiettivo che abbiamo quando siamo arrabbiati: modificare gli altri e il loro modo di fare, aspettarsi che si comportino bene, ma è proprio questa pretesa che genera sofferenza e frustrazione.<br />
Il passaggio inevitabile, quindi, è quello dell’accettazione dell’altro, anche di quello che tratta male noi o chi ci circonda, limitandoci a giudicare inappropriati i suoi comportamenti, i suoi pensieri, ma non tutta la sua persona, facendola rientrare nelle categorie “giusta” o “sbagliata”.<br />
Se, ad esempio, un collega ti risponde in modo brusco mentre state preparando un lavoro insieme, ma tu fossi riuscito ad accettarlo così com’è riusciresti a distinguere la persona da quello che ha fatto in quel momento.<br />
Magari ti ha trattato in malo modo perché ha discusso con sua moglie poco prima, perché il figlio non vuole più andare a scuola o per altri motivi che non puoi conoscere. Così facendo non ti arrabbieresti o comunque impareresti a vedere quello che accade in modo parziale, come un &#8220;attacco&#8221; limitato e non un &#8220;danno&#8221; alla tua persona.<br />
Questo atteggiamento potrebbe portare il tuo collega ad essere consapevole del fatto che ha esagerato, se così non fosse in ogni caso evita che tu trascorra il resto della giornata arrabbiato, magari perdendo anche la concentrazione che ti serve per il lavoro.</p>
<p>Ti consideri una brava persona? Hai mai avuto reazioni eccessive? Probabilmente risponderai sì ad entrambe le domande e questo confermerà la possibilità che anche le brave persone possono sbagliare ed avere comportamenti che generano rabbia.<br />
Se invece non ti consideri una brava persona perché a volte sei stato inadeguato allora forse dovresti cominciare ad accettare te stesso, nonostante tutti gli sbagli che fai. Forse così sarai più disposto ad accettare gli altri, nonostante i loro sbagli e la capacità di farti arrabbiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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