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	<title>Psicologia e dintorni Archivi - Chiara Zani</title>
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	<description>psicologa Rovato</description>
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		<title>Saper ridere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 11:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e dintorni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In una società in cui le persone sono abituate a programmare e controllare ogni aspetto della propria vita, può sembrare paradossale che il senso dell&#8217;umorismo rappresenti un&#8217;importante risorsa personale. Eppure la capacità di interpretare gli eventi mettendone in evidenza gli aspetti divertenti non significa affrontare le situazioni con superficialità. L’umorismo era considerato anche da Freud [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In una società in cui le persone sono abituate a programmare e controllare ogni aspetto della propria vita, può sembrare paradossale che il senso dell&#8217;umorismo rappresenti un&#8217;importante risorsa personale.<br />
Eppure la capacità di interpretare gli eventi mettendone in evidenza gli aspetti divertenti non significa affrontare le situazioni con superficialità.<br />
L’umorismo era considerato anche da Freud un meccanismo di difesa maturo, che permette di ridurre l’ansia e l’angoscia derivante da situazioni stressanti, di  interpretare e affrontare le situazioni in modo creativo.<br />
I vantaggi dell&#8217;umorismo riguardano in particolare:<br />
-Benessere psicofisico:<br />
ridere ha molti effetti fisiologici, quali produzione di endorfine, contrazione e distensione della muscolatura volontaria e involontaria, aumento e rallentamento rapido del battito cardiaco, ossigenazione del sangue. Inoltre favorisce una particolare attività elettrica cerebrale, analoga a quella che si realizza quando si risolvono dei problemi e si ha una sensazione di autoefficacia.<br />
-Autostima:<br />
imparare a ridere di sé può allentare le tensioni interne e portare ad accettare anche le proprie imperfezioni. Alcuni studi condotti sull’umorismo e la valutazione del sé concludono che alti livelli di senso dell&#8217;humour sono correlati ad altrettanto alti livelli di stima di sé e bassi livelli di percezione dello stress. Questo anche perché ridendo si fa prevalere il piacere sulle avversità delle circostanze reali e si sperimenta una maggiore padronanza su ciò che accade.<br />
-Socialità:<br />
Producendo un clima piacevole, l&#8217;umorismo riduce la possibile distanza tra le persone e permette uno scambio spontaneo ed autentico . Inoltre, durante gli eventi stressanti, può unire le persone e aiutarle a trovare un&#8217;adeguata strategia per affrontare la situazione critica.</p>
<p>Ovviamente l&#8217;umorismo è disfunzionale se diventa l&#8217;unica modalità con cui vengono affrontate le situazioni difficili o un modo per negare la realtà. Diversamente è uno degli strumenti che possediamo e utilizziamo da bambini e che perdiamo gradualmente nel corso della crescita, pensando non sia indispensabile.<br />
Invece saper guardare anche ai propri insuccessi con umorismo permette di non catastrofizzare le situazioni, rimanendo bloccati senza possibilità di cambiamento. Analizzare i propri difetti da un punto di vista critico ma comunque umoristico, permette di accettare i propri sbagli e rimettere in moto le energie necessarie per ripartire, senza il timore di sbagliare ancora.</p>
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		<title>Come occupi il tuo tempo libero?</title>
		<link>https://chiarazani.it/__trashed/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Aug 2018 12:52:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso il tempo delle vacanze viene impiegato per fare attività che non riusciamo a svolgere in altri momenti dell’anno, ma per permetterci di rilassarci davvero, dovrebbero essere svolte senza un obiettivo preciso. Le persone molto concrete e portate a porsi obiettivi ben definiti vedono gli hobby quasi come una perdita di tempo, che potrebbe essere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso il tempo delle vacanze viene impiegato per fare attività che non riusciamo a svolgere in altri momenti dell’anno, ma per permetterci di rilassarci davvero, dovrebbero essere svolte senza un obiettivo preciso.<br />
Le persone molto concrete e portate a porsi obiettivi ben definiti vedono gli hobby quasi come una perdita di tempo, che potrebbe essere speso in altro, e si chiedono l’utilità del fare qualcosa che non abbia finalità definite.<br />
Se pensiamo al gioco dei bambini, spesso ha un risvolto emotivo e una funzione compensatrice che consente di realizzare un qualsiasi desiderio e ricreare situazioni immaginarie. Attraverso i giochi simbolici i bambini possono sdrammatizzare una situazione, trovando un canale in cui scaricare lo stress e ricreare una situazione per come avrebbero voluto che andasse. Diversamente gli adulti non hanno questa possibilità e non riescono a scaricare lo stress provocato dai ritmi frenetici della vita quotidiana.<br />
Secondo lo psichiatra Stuart Brown esistono tre modi per aumentare i momenti di gioco nella vita degli adulti:<br />
• Dedicarsi a qualsiasi forma di movimento attivo come fare una passeggiata<br />
• Usare le mani per creare qualcosa che diverte, anche se non ha un’utilità<br />
• Unirsi ad altre persone per impegnarsi insieme in attività sociali senza uno scopo apparente.</p>
<p>Inoltre il gioco è direttamente legato allo sviluppo della corteccia prefrontale, la regione del cervello responsabile di gran parte di ciò che chiamiamo cognizione. Quindi un altro motivo per cui è bene dedicarsi a degli hobby, come forma di gioco adulto, è per la funzione di neuro plasticità, in quanto aiutano a “plasmare” il cervello. Più ci si ingegna a trovare soluzioni nuove e più si diventa abili, più si gioca e fantastica, più ci si abitua a farlo, creando nuove possibilità conoscitive, stimolando la nostra coscienza.<br />
Inoltre occupare il proprio tempo in qualcosa in cui si riesce bene, aumenta la propria sicurezza, migliorando la propria padronanza e il senso di efficacia anche in altri campi.<br />
Il gioco è uno strumento che aumenta il nostro benessere e promuove lo sviluppo umano su tutti i livelli.<br />
E cosa fare quando le vacanze sono finite?<br />
Bisognerebbe riuscire a individuare un’attività piacevole, senza programmarla troppo, ma lasciando che entrino in campo l’immaginazione e l’improvvisazione.<br />
Prova a pensare a quanti momenti così ti concedi oggi e se ritieni siano troppo pochi allenati a ritagliartene sempre di più. Inizialmente questi momenti vanno cercati volontariamente, “giocando” una volta al giorno; una volta innescato il meccanismo, questo sarà sempre più automatico, permettendoti di ricavare spazi di benessere anche facendo piccole cose.</p>
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		<title>Quante volte guardi il tuo telefono?</title>
		<link>https://chiarazani.it/quante-volte-guardi-il-tuo-telefono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2018 17:28:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza patologica]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
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		<category><![CDATA[nomofobia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; risaputo che gli smartphone sono ormai parte della nostra vita e ci permettono di rimanere connessi costantemente con il mondo, ma quanto questa connessione con gli altri è una reale comunicazione? A questo proposito ti invito a fare una piccola autosservazione: partendo da domani mattina conta quante volte guardi il tuo cellulare e tra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; risaputo che gli smartphone sono ormai parte della nostra vita e ci permettono di rimanere connessi costantemente con il mondo, ma quanto questa connessione con gli altri è una reale comunicazione?<br />
A questo proposito ti invito a fare una piccola autosservazione: partendo da domani mattina conta quante volte guardi il tuo cellulare e tra queste, prova a segnare quante volte è necessario, per esempio per esigenze lavorative o familiari, e quante volte invece potresti evitarlo.<br />
Inoltre prova a rispondere a queste domande:<br />
-Quando fai delle attività (lavorare, guardare la tv, cucinare..) il cellulare è vicino a te?<br />
-Porti un caricabatterie con te per evitare che si scarichi?<br />
-Se lo dimentichi a casa e non puoi recuperarlo, come ti senti?<br />
-Mantieni il cellulare sempre acceso e ti è capitato di addormentarti con il cellulare nel letto?<br />
-Quando ti svegli prima accendi il cellulare o fai colazione?<br />
-Ti infastidisci quando non puoi utilizzarlo a causa della mancanza di campo o perché la batteria è esaurita?<br />
-Come ti senti nelle situazioni in cui non puoi utilizzarlo (riunioni di lavoro, cene formali, celebrazioni religiose..)<br />
Le risposte che hai dato a queste domande possono essere campanelli d&#8217;allarme per ridimensionare il tuo rapporto con il cellulare.</p>
<p>Se si crea la sensazione di perdersi qualcosa se non lo si controlla continuamente allora si sta innescando un meccanismo di dipendenza patologica. Si parla in questi casi di &#8220;Nomophobia&#8221;, una parola derivata dall’abbreviazione inglese «no-mobile-phone» fobia.<br />
La paura sproporzionata di rimanere disconnessi da social e applicazioni è forte al punto che la persona sperimenta sensazioni fisiche simili all’attacco di panico: mancanza di respiro, vertigini, tremori, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico e nausea.<br />
Secondo gli studi di David Greenfield, professore di psichiatria all’Università del Connecticut, l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre forme di dipendenze, perché causa delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettirore che regola il circuito celebrale della ricompensa, incoraggiando le persone a svolgere attività che credono daranno loro piacere.<br />
Altre possibili conseguenze legate all&#8217;uso sregolato del cellulare sono: sviluppare insicurezze relazionali o alimentare la paura del rifiuto, in quanto sui social vi sono prevalentemente immagini di felicità e benessere ostentati (anche se spesso solo apparenti); o sentirsi infastiditi dalle conversazioni e dalle domande del proprio partner o dei figli perché troppo impegnati a controllare sui social o su WhatsApp cosa stanno facendo altre persone.<br />
Per questi motivi è importante mantenere un rapporto equilibrato con il telefonino, concedendosi ogni tanto di spegnerlo o di evitare di guardarlo; un altro suggerimento utile potrebbe essere impostarlo in modo che non vengano segnalate notifiche, per non essere interrotti durante le proprie attività, definendo in quali momenti invece guardare il telefono (es. dopo due ore di studio, solo nella pausa pranzo nel caso si lavori, per i ragazzini solo dopo cena..).<br />
Un&#8217;altra strategia può essere individuare il momento in cui lo usi maggiormente, sforzarti di tenerlo lontano dalla tua vista e in quello spazio trovare delle attività che ti permettano di recuperare piacere in altro modo.<br />
Ora chiudi il pc o il telefono da cui stai leggendo l&#8217;articolo e prova a fare questo esperimento!</p>
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