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	<title>amore Archivi - Chiara Zani</title>
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	<description>psicologa Rovato</description>
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		<title>Quando dirsi arrivederci è difficile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2020 11:42:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[emozioni e covid]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza del COVID-19 ha coinvolto tutti ed alcuni, purtroppo, in modo più forte. Alcune persone hanno perso dei cari e tutte le misure che, giustamente, ci sono state date hanno complicato l&#8217;elaborazione del lutto. Purtroppo questo difficile passaggio dovrà essere compiuto da molti in questo momento e, anche se lontani, questo può fare sentire tutti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza del COVID-19 ha coinvolto tutti ed alcuni, purtroppo, in modo più forte.<br />
Alcune persone hanno perso dei cari e tutte le misure che, giustamente, ci sono state date hanno complicato l&#8217;elaborazione del lutto.</p>
<p>Purtroppo questo difficile passaggio dovrà essere compiuto da molti in questo momento e, anche se lontani, questo può fare sentire tutti parte di una storia comune.</p>
<p>Le modalità con cui tante persone si sono ammalate hanno impedito ai loro familiari di prepararsi a salutarli.</p>
<p>E&#8217; come se questo virus congelasse ogni cosa, rendendo l&#8217;evolversi del quadro clinico incerto.<br />
Alcune persone per fortuna guariscono, ma altre peggiorano drasticamente nel giro di poco e questo crea una situazione di imprevedibilità. Le emozioni si mescolano ed è difficile farvi fronte.<br />
Un altro aspetto che complica l&#8217;elaborazione del lutto è la mancanza di ritualità.<br />
Al di là del proprio credo personale, infatti, quando una persona cara muore, si può trovare un po&#8217; di conforto nell&#8217;abbraccio di altri familiari o amici, che ora non può esserci.<br />
Manca il fatto di potersi abbracciare e di condividere con altri il proprio dolore, per poterlo rendere più tollerabile.</p>
<p>Solo quando queste azioni potranno avvenire, potranno susseguirsi anche i normali passaggi per elaborare il lutto:</p>
<ul>
<li>accettazione della perdita della persona cara</li>
<li>elaborazione del dolore</li>
<li>adattamento all&#8217;ambiente</li>
<li>creazione di una connessione duratura con la persona cara</li>
</ul>
<p>Per ora quello che si può fare, dalle proprie case, è salutare la persona cara attraverso la narrazione, il racconto della persona che è mancata.</p>
<p>Essendo numerose le persone coinvolte in questo passaggio e numerose quindi le fasce di età coinvolte, la narrazione può essere tarata a seconda di questo criterio.</p>
<p>I bambini che hanno perso delle persone care, per esempio, possono essere aiutati invitandoli a usare il canale grafico, a disegnare o a scrivere una lettera, nel caso dei bambini più grandi.<br />
Gli adulti possono a loro volta individuare il canale che preferiscono, può essere quello grafico o verbale, che riguarda i racconti di episodi o caratteristiche della persona che li ha lasciati.<br />
Oppure possono ricostruire, coinvolgendo anche i bambini, la storia della persona cara attraverso delle fotografie.</p>
<p>La morte viene comunque vissuta come inaccettabile, ma con queste modalità è possibile integrarla nella propria storia di vita.</p>
<p>E&#8217; normale provare rabbia e tristezza quando si perde qualcuno, ma è bene poi recuperare le dimensioni di amore e gratitudine.</p>
<p>Ricordare che cosa la persona cara ci ha lasciato in termini di insegnamenti, modi di pensare e di fare.<br />
Questo permette di passare da una posizione passiva, di ascolto del proprio dolore, che è normale attraversare, ad una maggiormente attiva.<br />
&#8220;Che cosa posso fare io per ricostruire la mia vita, ricordando le cose buone della persona che mi ha lasciato?&#8221;</p>
<p>Anche se talvolta questa frase può sembrare retorica e l&#8217;azione che ne consegue poco efficace, è quello che aiuta a ripartire, senza per questo dimenticarsi di chi non c&#8217;è più.</p>
<p>Per chi fosse interessato ad approfondire la tematica trattate in questo articolo  con la dott.ssa Chiara Zani, è possibile chiamare il numero <span class="roma-contacts-item-value">333 70 85 249 </span></p>
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		<title>Cos&#8217;è la dipendenza affettiva e come superarla</title>
		<link>https://chiarazani.it/cose-la-dipendenza-affettiva-e-come-superarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2019 12:31:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
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		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché a volte una persona può star bene solo in presenza di un&#8217;altra? Perché da sola si sente persa e svuotata? Perché non sa più cosa le piace e quali sono i suoi obiettivi? In questi casi si parla di &#8220;dipendenza affettiva&#8221;, che non è, come le altre dipendenze, legata ad un oggetto (alcol, sostanze..), [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Perché a volte una persona può star bene solo in presenza di un&#8217;altra? Perché da sola si sente persa e svuotata? Perché non sa più cosa le piace e quali sono i suoi obiettivi?<br />
In questi casi si parla di &#8220;dipendenza affettiva&#8221;, che non è, come le altre dipendenze, legata ad un oggetto (alcol, sostanze..), ma ad una persona e alla relazione che instaura con essa.<br />
Questo funzionamento è molto rischioso per il benessere della persona &#8220;dipendente&#8221;, perché finché l&#8217;altro è presente, sembra che tutto vada per il meglio, ma se l&#8217;altro si allontana vengono meno la propria autostima e la fiducia in sé.<br />
Ecco perché molte relazioni sembrano lasciare un vuoto incolmabile: se pensiamo di poter star bene solo in presenza dell&#8217;altro, non saremo mai pienamente completi e adulti.<br />
Una relazione sana non può essere così sbilanciata e dare all&#8217;altra persona il potere di dirigere il nostro benessere.<br />
Questo accade perché uno dei due, il &#8220;dipendente&#8221;, non riesce a riconoscere le proprie risorse e la possibilità di pensare, scegliere ed agire autonomamente e in maniera efficace. Così quando incontra un&#8217;altra persona, che spesso appare più forte e determinata, si affida completamente, pensando che il suo amore possa rafforzarla e sostenerla.<br />
Se la relazione funziona, il &#8220;dipendente&#8221; si sente protetto e sicuro, ma se l&#8217;altro decide di allontanarsi o chiudere, si sentirà svuotato e si chiederà cosa non lo rende adeguato. Così facendo emergeranno una serie di timori, da quello del &#8220;non essere abbastanza&#8221;, a quello del rimanere solo, pensando di non meritare le attenzioni e l&#8217;amore di nessuno.<br />
Se il dipendente affettivo non viene aiutato a ridimensionare questi pensieri e le emozioni correlate, tenderà ad accettare ogni relazione, anche se non lo soddisfa a pieno, purché trovi ancora qualcuno che lo &#8220;accetti&#8221;. Si parla di accettazione non perché il dipendente affettivo sia un peso che poche persone riescono a sostenere, ma perché lui si sente così: non degno di attenzioni e cure, senza risorse e quindi in dovere di sottostare a chi decide di avere una relazione con lui.</p>
<p>La dipendenza affettiva è declinata soprattutto al femminile, ma esistono casi anche negli uomini, anche se hanno caratteristiche e manifestazioni comportamentali un pò diverse.<br />
Nonostante le fasce d&#8217;età delle donne coinvolte possano essere diverse, tra loro hanno alcune caratteristiche comuni:<br />
• fragilità<br />
• bisogno di conferme<br />
• scarsa autostima<br />
• paura di essere lasciate<br />
• tendenza alla iperresponsabilizzazione<br />
• famiglie d&#8217;origine problematiche (abusi sessuali, maltrattamenti fisici o psicologici, storia di alcolismo, bulimia o altre dipendenze nei genitori)</p>
<p>Un&#8217;altra precisazione riguarda il periodo e la durata di alcuni comportamenti: nelle fasi dell&#8217;innamoramento, infatti, alcuni ricercatori hanno individuato la presenza di sintomi simili a quelli dei disturbi di dipendenza affettiva, tra cui euforia, desiderio, dipendenza emotiva e fisica.<br />
Tuttavia è quando queste caratteristiche diventano rigide e costanti, che emerge l&#8217;aspetto disfunzionale e patologico della relazione. Si perdono la propria individualità e il contatto con i propri bisogni, che vengono messi da parte, pur di essere accettati dall&#8217;altro.</p>
<p>Per modificare questo funzionamento è bene confrontarsi con qualcuno, condividere i propri vissuti e nei casi più radicati rivolgersi ad un professionista. In questi casi il lavoro terapeutico mira a ricostruire nella persona dipendente un senso di amabilità, valore personale e la capacità di essere agente di se stesso e delle proprie azioni.</p>
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		<title>La principessa senza principe</title>
		<link>https://chiarazani.it/la-principessa-senza-principe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2017 22:01:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letture consigliate]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[san valentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sempre più spesso le ragazze crescono imparando ed essere brave figlie, brave amiche, brave studentesse, assolvendo ai propri compiti nei tempi previsti, fino a quando arriva il momento di costruirsi una famiglia e anche lì cercano di dare il meglio. Quello che viene trasmesso, a livello familiare e culturale, infatti, è che sia normale che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sempre più spesso le ragazze crescono imparando ed essere brave figlie, brave amiche, brave studentesse, assolvendo ai propri compiti nei tempi previsti, fino a quando arriva il momento di costruirsi una famiglia e anche lì cercano di dare il meglio.<br />
Quello che viene trasmesso, a livello familiare e culturale, infatti, è che sia normale che la donna attenda il proprio principe che arrivi a salvarla, facendo crescere l’ideale di un uomo perfetto, che faccia vivere una favola. E come non averla dopo tutto l’impegno messo nel crescere se stesse con tutte le caratteristiche che un principe potrebbe apprezzare?<br />
Così anche nel libro, Victoria incontra il Principe Azzurro che tuttavia da dottor Sorriso, com’era chiamato per il suo essere dolce, brillante, premuroso, pian piano, sempre più spesso, si alterna con il Signor Nascosto, egocentrico ed interessato unicamente ai propri bisogni.<br />
Con il trascorrere del tempo questo porta la principessa ad essere nervosa, ad iniziare a pensare di non essere adeguata, di non riuscire a far felice il Principe e di essere la causa delle loro incomprensioni e dei conflitti che si fanno sempre più frequenti.<br />
Victoria non riesce più a prevedere chi si sarebbe svegliato con lei al mattino e nemmeno chi sarebbe rientrato la sera dopo il lavoro, tanto il Principe era imprevedibile e la cosa peggiore era che conosceva ogni cosa che la principessa gli aveva confidato: i pensieri più intimi, le paure e i sogni, che sapeva usare per ferirla.<br />
Tuttavia, ogni volta, Victoria sapeva che il principe nel profondo era buono, ma che non poteva fare a meno di dire e fare alcune cose quando era sotto “l’incantesimo malefico”, perché solo con un incantesimo poteva giustificare i suoi cambiamenti repentini d’umore e attenzioni.<br />
Nel suo viaggio, dove incontra personaggi tanto curiosi quanto saggi, si accorge che era più il tempo trascorso aspettando il principe azzurro che non quello vissuto in sua compagnia.<br />
Prosegue così il proprio cammino con una consapevolezza nuova, prima tra tutte quella di ridurre la propria onnipotenza, intesa come capacità di cambiare gli altri o di recuperare l’immagine della persona che si era conosciuta e di cui ci si era innamorati.<br />
Ognuno è responsabile delle proprie azioni e non sta a noi salvarlo, nemmeno se questo ci sembra coincidere col ritorno della nostra felicità: faticando da soli e non come coppia la felicità non può essere recuperata.<br />
“La principessa che credeva nelle favole” è un libro da far leggere ad ogni donna, più o meno giovane, in “età da marito” o con un marito già al proprio fianco; in ogni momento della propria vita è bene che si ricordi che il proprio potere è limitato, solo quando lo si scopre si riesce ad essere vere principesse, anche senza avere un principe azzurro!</p>
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